IL GLOBO

giovedì 29 aprile 2010

Il Mondo dei Replicanti

Titolo originale:  Surrogates
Nazione:  U.S.A.
Anno:  2009
Genere:  Thriller, Azione
Durata:  104'
Regia:  Jonathan Mostow
Sito ufficiale:  www.chooseyoursurrogate.com
Sito italiano:  www.ilmondodeireplicanti.it

Cast:  Bruce Willis, Radha Mitchell, Rosamund Pike, Ving Rhames, Michael Cudlitz, Jack Noseworthy, Valerie Azlynn, Devin Ratray
Produzione:  Touchstone Pictures, Mandeville Films, Road Rebel
Distribuzione:  Walt Disney Studios Motion Pictures Italia
Data di uscita:  08 Gennaio 2010 (cinema)

Trama:
Ispirato alla graphic novel "The Surrogates" e ambientato nel 2054, in un futuro dove gli uomini interagiscono solo tramite i loro cloni-robot, il film vede come protagonista un agente dell'FBI, che indaga sulla morte di un giovane, che sembra essere collegata proprio all'ideatore della tecnologia che permette la possibilità di clonare la propria persona...


Recensione

Tratto dalla graphic novel "The surrogates" (che è anche il titolo originale del film) scritta da Robert Venditti e disegnata da Brett Wendele, "Il mondo dei replicanti" immagina un futuro non troppo lontano popolato da robot tali e quali agli umani telecomandati a distanza da ogni cittadino. Attraverso un casco che ricorda molto i primi esperimenti di realtà virtuale degli anni ’90, ogni persona vive attraverso gli occhi del proprio "manichino": se questi si distrugge o subisce qualche danno, basta costruirne un altro e ricreare la connessione. Il risultato è un mondo senza omicidi e con pochi reati, sicuro, ma al contempo freddo, dove l’amore è fatto di scariche elettriche e sfregamenti di plastica. Una serie di omicidi scuote però il quieto vivere dei tanti automi: ad indagare ci penserà un detective (Bruce Willis) ancora traumatizzato dalla perdita del figlio (a cui non aveva fatto costruire un replicante).
Lo spunto di partenza è quanto mai affascinante, forse difficile da comprendere senza aver visto il film (qui sopra abbiamo fatto del nostro meglio), ma dalle potenzialità infinite. Poiché le persone sono in realtà tutti robot e difficilmente si muore davvero, sparatorie, inseguimenti (in auto e a piedi) e tutto ciò che riguarda l’”action” può essere spinto al massimo (se devi scappare , non ti devi porre il problema del non investire le persone per strada).
Purtroppo Jonathan Mostow (un regista bravo con gli effetti speciali da cui ci si aspettava molto di più) sembra non cogliere questi margini di manovra e si accontenta di qualche scena adrenalinica qua e là, peraltro non particolarmente coinvolgente. A pesare ancor più sulla bontà del film, è una trama quanto mai banale: sia la morale della storia che le motivazioni che spingono i cattivi sono chiare fin dall’inizio e non regalano alcun motivo di interesse. Un vero peccato dato il grande budget messo a disposizione dalla produzione (circa 80milioni di dollari) e un Bruce Willis che porta normalmente sempre a casa il risultato. Ciò che manca a "Il mondo dei replicanti" è soprattutto la sua capacità di essere moderno: il cinema d’azione di oggi è molto più "realista" nelle trame (non tutto finisce sempre per il meglio) e contaminato, a livello di immagini, dalla grande produzione di video amatoriali che ogni giorno si vedono su internet (che siano reportage di guerra o altro). Non è più tempo per il cinema rassicurante degli anni ’90, dove tutto alla fine ritornava al suo posto dopo che l’eroe aveva fatto il proprio dovere. Il futuro che ci offre "Il mondo dei replicanti" per quanto concettualmente affronti un discorso latamente interessante (i limiti della biogenetica) appare troppo artefatto e lontano da qualsiasi emozione vera. Non parliamo di un film brutto, ma di un film medio, guardabile e dimenticabile nel giro di novanta minuti: di certo non una visione "obbligata".

La frase: "Ancora nessuna parola su quando, e se, i replicanti saranno rimessi in funzione. Sembra, almeno al momento, che dovremmo cavarcela da soli".


Io e Marilyn

Titolo originale:  Io e Marilyn
Nazione:  Italia
Anno:  2009
Genere:  Commedia
Durata:  96'
Regia:  Leonardo Pieraccioni
Sito ufficiale:  ioemarilyn.it.msn.com

Cast:  Leonardo Pieraccioni, Massimo Ceccherini, Biagio Izzo, Luca Laurenti, Rocco Papaleo, Francesco Guccini, Suzie Kennedy
Produzione:  Levante Film
Distribuzione:  Medusa
Data di uscita:  18 Dicembre 2009 (cinema)

Trama:
Appena lasciato dalla moglie, Gualtiero, un uomo che vive riparando piscine, cerca di andare avanti come sempre, frequentando i suoi amici, tra i quali due gay che gestiscono una pasticceria. Un giorno, i tre, decidono di fare una seduta spiritica e Gualtiero invoca nientemeno che lo spirito di Marilyn. Da quel giorno la donna comincerà ad apparire nella sua cucina, ma nessuno vuole credere alle sue visioni, nessuno tranne un altro suo amico ed uno psichiatra che cercheranno di dargli una mano...


Recensione

Leonardo Pieraccioni interpreta Gualtiero Marchesi (come il cuoco, ma non è lui!), il quale organizza una improbabile seduta spiritica con gli amici invocando lo spirito di Marilyn Monroe (Suzie Kennedy), che da quel momento lo segue ovunque vada. Dapprima non crede ai suoi occhi, ma una volta abituatosi alla sua presenza si fa aiutare nel tentativo di riconquistare l’affetto della ex-moglie (Barbara Tabita), ora fidanzata con un altro (Biagio Izzo), e il rispetto della figlia quindicenne (Marta Gastini).

Di solito i film di Pieraccioni sono i più garbati che si trovano in sala nel periodo di Natale: come è tipico della commedia all’italiana, riescono a intrecciare gag esilaranti a una leggerissima vena malinconica. Infatti, "Io & Marilyn" è una pellicola che inframmezza la solita vena goliardica a una serie di accennate riflessioni sulla realtà di oggi: dalla famiglia allargata, alle coppie di fatto, da alcune ipotesi sull’aldilà, alla scelta di una vita fatta di sacrifici ma vera piuttosto che fatta di sogni e inconcludente. Ovviamente non ci si deve aspettare un saggio sociologico, né spirituale, è semplicemente una simpatica commedia natalizia in cui un cast affiatato, su cui spicca Rocco Papaleo che interpreta un personaggio a dir poco surreale, si diverte e fa divertire il pubblico.
Quest’anno si aggiungono nuovi elementi come Biagio Izzo e Luca Laurenti, che s’innestano perfettamente in una realtà ben collaudata e arricchiscono il crogiuolo di dialetti che colorisce il film. E infine c’è Marilyn, che dispensa consigli di vita, sfiora leggera e impalpabile le vicende, proprio come un fantasma, e introduce un tono vagamente fantastico (molto di moda ultimamente) a quelli della commedia.
Se nelle sale non troverete altro che cinepanettoni, questo film è decisamente la scelta più gradevole.

La frase: "Ama, perché chi ama non muore mai".
 

Piovono Polpette


Titolo originale:  Cloudy with a Chance of Meatballs
Nazione:  U.S.A.
Anno:  2009
Genere:  Animazione
Durata:  90'
Regia:  Phil Lord, Chris Miller
Sito ufficiale:  www.sonypictures.com/movies/cloudywithachanceofmeatballs
Sito italiano:  www.piovonopolpette.it

Cast (voci):  Bill Hader, Anna Faris, James Caan, Andy Samberg, Bruce Campbell, Mr. T, Bobb'e J. Thompson, Benjamin Bratt, Lauren Graham
Produzione:  Sony Pictures Animation
Distribuzione:  Sony Pictures Releasing Italia
Data di uscita:  23 Dicembre 2009 (cinema)

Trama:
Impegnato nella risoluzione di un problema che interessa tutta l'umanità, eliminare il problema della fame nel mondo, lo scienziato Flint Lockwood, dovrà accantonare per un po' le sue preoccupazioni, per affrontare un'emergenza altrettanto gravo ma molto più urgente..., delle enormi e pericolose polpette stanno cadendo dal cielo, mettendo tutti in grave pericolo..

Recensione 

La trasformazione dell'acqua in cibo. E' un giovane, indipendente scienziato (fin da ragazzino, già creativamente bizzarro e deriso a scuola, voleva fortemente diventarlo) ad aver realizzato un macchinario che, volatosene in cielo come un satellite, nei piatti dei concittadini fa precipitare alimenti cucinati a richiesta.
Scritto e diretto dagli esordienti Phil Lord e Christopher Miller (vengono dalla televisione), in quanto trasposizione del libro illustrato per bambini "Cloudy with a Chance of Meatballs" di Judi Barrett "Piovono polpette" ne rappresenta l'estensione e lo sviluppo.
Inusuali e marcati i contenuti: rispetto al movente iniziale (il problema della fame nel mondo) il film sbeffeggia il modello nutrizionale statunitense, con la sovrapproduzione di vivande tipiche da catena di ristorazione "fast food", geneticamente modificate, causa di obesità (arrivando fino al coma) e di montagne strabordanti di rifiuti. Alla base, ne individua le responsabilità collettive ("l'ha fatto su ordinazione, è ora che paghiamo il conto") e politiche (il sindaco ingordo), tirando in ballo anche la crisi economica (la chiusura dell'industria locale di lavorazione delle sardine). Dal punto di vista formale, al campionario dei personaggi principali e minori ispirati ai pupazzi Muppets ci si affeziona subito (la scimmia-aiutante che il protagonista ha dotato di un apparecchio verbalizzatore di pensieri, la metereologa televisiva, il poliziotto afroamericano, il medico immigrato, ma sopra tutti l'espressività di un triste padre vedovo con gli occhi completamente coperti da folte sopracciglia). E poi abbondano inventiva, umorismo che ammicca agli adulti, dinamicità ed istantanee, situazioni, episodi non-sense, originali e a volte spassosi. Per una storia che fa il verso al cinema catastrofico, in un crescendo in cui viene valorizzata la spettacolarità del 3D.

La frase: "Mangia finchè scoppi".

Avatar




Titolo originale:  Avatar
Nazione:  U.S.A.
Anno:  2009
Genere:  Azione, Fantascienza, Thriller
Durata:  166'
Regia:  James Cameron
Sito ufficiale:  www.avatarmovie.com
Sito italiano:  www.avatarilfilm.it

Cast:  Sam Worthington, Zoe Saldana, Laz Alonso, Sigourney Weaver, Michael Biehn, Wes Studi, Joel Moore, CCH Pounder
Produzione:  Twentieth Century-Fox Film Corporation, Giant Studios Inc., Lightstorm Entertainment
Distribuzione:  20th Century-Fox
Data di uscita:  15 Gennaio 2010 (cinema)
Nomination Oscar 2010

Trama:
Jake Sully, é un ex marine costretto a vivere su una sedia a rotelle. Nonostante la disabilità fisica, nel cuore Jake è rimasto un combattente. Viene arruolato e, dopo un viaggio di alcuni anni luce, raggiunge l'avamposto degli umani su Pandora, dove un consorzio di aziende è impegnato nell'estrazione di un raro minerale, indispensabile per risolvere la crisi energetica sulla Terra. Poiché l'atmosfera di Pandora è tossica, è stato sviluppato il Programma Avatar, che permette di collegare la coscienza umana a un avatar, cioè un corpo biologico guidato a distanza, in grado di sopravvivere all'atmosfera letale del pianeta. Questi avatar sono ibridi geneticamente modificati in cui il DNA umano è stato mescolato con quello della popolazione indigena di Pandora... i Na'vi. Rinato nel corpo di un avatar, Jake può camminare di nuovo e dare inizio alla missione che gli è stata assegnata: infiltrarsi nel mondo dei Na'vi, che sono diventati un serio ostacolo per le attività estrattive del prezioso minerale. Ma una bellissima donna Na'vi, Neytiri, gli salva la vita e questo cambia tutto. Jake viene accolto nel suo Clan e impara ad essere uno di loro, dopo avere superato molte prove e vicissitudini. Man mano che il rapporto tra Jake e la riluttante insegnante Neytiri si approfondisce, l'uomo impara a rispettare i Na'vi e il mondo in cui vivono e, alla fine, si schiera dalla loro parte. Presto Jake dovrà affrontare la prova finale, guidando i Na'vi in una battaglia epica che deciderà il destino di un mondo intero.


Recensione
Si dice che d’ora in poi nella storia del cinema si parlerà di un "ante-Avatar" e di un "post-Avatar". Di certo quasi tutte le storie possibilmente immaginabili sono state raccontate sul grande schermo (se si parla di linee portanti della narrazione), quindi la definizione di apertura ("post e ante Avatar") può riferirsi ad un solo aspetto: quello tecnico. La tecnologia con cui è stato realizzato "Avatar" è già un punto di partenza di tanti film del presente e lo sarà sempre più per quelli del futuro, così come lo sono stati la trilogia di "Il signore degli anelli" (2001) e "Jurassic Park" (1993). Se vi dicessimo che la novità è il 3D potreste obiettare che è già da tempo che arrivano film su grande schermo arricchiti da questo rinnovato formato. La ragione però è che, nonostante Cameron sia stato con "Avatar" il primo regista a lavorare sul nuovo 3D, mentre realizzava il suo film le scoperte tecniche sono state così frequenti e così qualitativamente alte, che ha preferito rimandarne l’uscita per renderlo visivamente più affascinante di quanto già non fosse. Dalla scrittura della sceneggiatura all’uscita di "Avatar" sono passati tredici anni e nel frattempo molte produzioni hanno utilizzato gli studi fatti dalla troupe di Cameron per realizzare film con meno pretese, ma sempre in 3D. Cameron è un ambizioso, quando vinse undici Oscar per "Titanic" (record sia di statuette che di incassi della storia del cinema) disse "Sono il re del mondo". Presuntuoso? Senza dubbio. Ma ben vengano i presuntuosi quando spingono più in là i limiti dell’arte. Cameron è stato uno dei primi registi, assieme a Peter Jackson e Robert Zemeckis, a lavorare sulla "performance capture" (la tecnica che cattura, attraverso dei sensori, le espressioni del viso di un attore e le riporta su di un personaggio virtuale, come Gollum o le figure di "Polar express" ad esempio) e il risultato è che oggi come oggi non ci sono più limiti ai movimenti della macchina da presa o alle azioni di un attore. Tutto è possibile, ogni scenografia è ricreabile e la si può indagare in lungo e in largo. Certo, servono i soldi, ma per Hollywood questo non è un problema, anche perché il lavoro da apripista fatto da Cameron abbasserà i costi futuri di chi vorrà investire in queste tecnologie.
"Avatar" nasce da queste premesse e non solo. Così come lo spettatore è invitato a indossare gli occhialetti ed entrare in un nuovo tipo di cinema, così la storia raccontata ha al suo centro il viaggio di un uomo dentro un nuovo mondo d’immagini e colori. Il marine dell’esercito che comanda a distanza un "Avatar", ovvero un umanoide tale e quale alle figure che abitano il pianeta di Pandora, compie un analogo percorso a quello dello spettatore con le lenti davanti gli occhi. Insomma, Cameron non si limita a utilizzare la tecnologia, ma la racconta. Il bello è che allo stesso tempo la trama da lui narrata è più che mai vicina al mito del buon selvaggio: il progresso portato dagli umani è identificato con il male. I buoni sono invece i neo-indiani Na’-vi, creature in pace con quella natura da cui traggono forza e benessere. Spettacolo, dramma, avventura, patriottismo, fantascienza e fantasy: dentro "Avatar" c’è un po’ di tutto, persino un finale alla "Shrek". Forse la lunghezza è eccessiva per un racconto che scopre ben presto le proprie carte, ma la capacità di Cameron di immaginare e ricreare non solo un intero mondo e le sue creature, merita qualche minuto in più anche di semplice osservazione. Ne paga l’aspetto emozionale della pellicola: si entra in Pandora, ma non nei suoi personaggi, almeno non fino in fondo. Non si può però pretendere tutto: per fortuna il cinema ha ancora margini per migliorare sé stesso e non è detto che debbano essere per forza in 3D.

La frase: "Io ti vedo".


lunedì 12 aprile 2010

Bangkok Dangerous - Il Codice dell'Assassino


Titolo originale:  Bangkok Dangerous
Nazione:  U.S.A.
Anno:  2008
Genere:  Azione, Thriller
Durata:  100'
Regia:  Oxide Pang Chun, Danny Pang
Sito ufficiale:  www.bangkokdangerousmovie.net
Sito italiano:  www.bangkokdangerousilfilm.it

Cast:  Nicolas Cage, Shahkrit Yamnarm, Charlie Yeung, Panward Hemmanee, James With, Philip Waley, Shaun Delaney, Dom Hetrakul, Nirattisai Kaljaruek, Namngen Boonnark
Produzione:  Bangkok Dangerous, Blue Star Pictures, Living Films
Distribuzione:  Eagle Pictures
Data di uscita:  29 Gennaio 2010 (cinema)

Trama:
Uno spietato killer arriva in Tailandia per compiere una serie di omicidi su commissione: qui in seguito ad una serie di avvenimenti, la sua vita cambierà radicalmente. Joe (Nicolas Cage) è un killer senza rimorsi, si trova a Bangkok per assassinare quattro nemici di uno spietato boss della criminalità di nome Surat. A questo scopo recluta Kong (Shahkrit Yamnarm), un ladruncolo di strada, il cui compito sarà quello di svolgere alcune commissioni per conto suo. A dispetto dei suoi piani e della sua natura di lupo solitario, Joe si ritrova a fare da mentore al giovane Kong e si innamora di una ragazza che fa la commessa in un negozio locale. Lentamente e inesorabilmente Joe cade preda dell’influenza e della bellezza intossicante di Bangkok, inizia a mettere in discussione la sua esistenza solitaria e ad abbassare la guardia... proprio ora che Surat ha deciso di sbarazzarsi di lui.


Recensione

Remake dell’omonimo film del 1999 sempre diretto dai fratelli Pang (Oxide e Danny), "Bangkok dangerous" cambia la nazionalità del proprio protagonista (da asiatico ad americano) per venire incontro alle esigenze del box office a stelle e strisce ed abbracciare il maggiore pubblico possibile. Ad interpretare un killer professionista con rinnovati scrupoli di coscienza è Nicolas Cage, un attore che di certo non passa inosservato e che calamita su di sé tutta la vicenda.
Se in altre pellicole il suo carisma è stato un punto di forza, purtroppo in "Bangkok dangerous" la sua voglia di stare sempre al centro della storia, appesantisce un thriller per altri aspetti veloce e accattivante. Cage è anche produttore della pellicola e sicuramente questo ha pesato (sia in termini di pose che di motore della vicenda) sulle scelte registiche e narrative dei due registi.
Dietro la malcelata voglia di non lasciare spazio agli altri personaggi, si perde molto dell’interessante rapporto tra maestro e allievo (che non va mai più in là di una sorta di Batman e Robin da Asia minore), così come non convince mai fino in fondo quel rapporto d’amore che "cambia" l’animo del protagonista. Ma dopotutto: è poi importante la credibilità dei personaggi o le loro motivazioni in un film di questo genere? No, non troppo. Parliamo infatti di un action movie, e sotto l’aspetto action "Bangkok dangerous" è una pellicola sostanzialmente riuscita, con un buon tasso d’adrenalina.
L’ambientazione lagunare, nonché le tante location colorate e piene di comparse, rendono sparatorie e inseguimenti abbastanza caotiche per rimanere coinvolti, mentre le varie mosse di arti marziali richiamano quello stile da "kung fu fighting" che ha caratterizzato per decenni il cinema della vicina Hong Kong. La storia è quella che è, nessun colpo di scena e classico scenario da fantapolitica, ma come detto, è così importante? Ne esce così un film guardabile come tanti altri di Nicolas Cage, un attore tanto bravo in alcune occasioni (come quando si cimenta in storie drammatiche o in ruoli da esaltato) quanto troppo ingombrante in altre.

La frase: "Noi avevamo un accordo e l’assassinio di un politico non era nel contratto".


sabato 10 aprile 2010

La Principessa e il Ranocchio



Titolo originale:  The Princess and the Frog
Nazione:  U.S.A.
Anno:  2009
Genere:  Animazione
Durata:  97'
Regia:  Ron Clements, John Musker
Sito ufficiale:  www.disney.go.com/disneypictures/...
Sito italiano:  www.disney.it/la-principessa-e-il-ranocchio

Cast (voci):  John Goodman, Keith David, Terrence Howard, Oprah Winfrey, Anika Noni Rose, Angela Bassett, Jim Cummings, Bruno Campos, Jenifer Lewis, Jennifer Cody
Produzione:  Walt Disney Animation Studios, Walt Disney Pictures
Distribuzione:  Walt Disney Studios Motion Pictures Italia
Data di uscita:  18 Dicembre 2009 (cinema)
Nomination Oscar 2010

Trama:
Ambientato nella magnifica città americana di New Orleans e tra le mistiche paludi della Louisiana, il film é una versione moderna di un racconto classico che vede protagonista una bella ragazza afroamericana di nome Tiana, un principe ranocchio che vuole disperatamente tornare un umano e un bacio del destino che li porta entrambi a vivere un'avventura incredibile...


Recensione

Figlia del ricco gentiluomo di New Orleans Eli La Bouff, conosciuto come "Big Daddy", la viziata e fiammeggiante Charlotte sarebbe intenzionata a sposare il tanto bello quanto irresponsabile principe Naveen, il quale, a insaputa di lei, finisce però trasformato in ranocchio a causa di un incantesimo voodoo lanciatogli dal sinistro e minaccioso dottor Facilier alias Uomo ombra.
Partendo da qui, i veterani Ron Clements e John Musker, autori, tra l’altro, di "Aladdin" (1992) e "Il pianeta del tesoro" (2002), ribaltano il soggetto alla base de "Il principe e il ranocchio" dei fratelli Grimm tirando in ballo il personaggio della sensibile Tiana, migliore amica di Charlotte che, convinta che lavorare duramente sia l’unico modo per ottenere qualcosa nella vita, si ritrova mutata in rana nel momento in cui bacia Naveen versione anfibio, da sempre abituato ad essere servito e riverito nel suo castello.
Costretto insieme a Tiana alla dura vita delle paludi della Lousiana, tra cacciatori di rane e alligatori affamati, infatti, quest’ultimo si trova anche a dover apprendere la triturazione dei funghi; mentre fanno la loro progressiva entrata in scena esilaranti figure quali la romantica lucciola Ray(mond), la centonovantasettenne Regina del Bayou Mama Odie e Louis, coccodrillo amante del jazz che tanto ricorda quello che voleva ingurgitare Capitan Uncino nell’intramontabile "Le avventure di Peter Pan" (1953).
Non a caso, al di là del dottor Facilier, la cui immagine sembra non poco una caricatura del trash director John Waters, è facile avvertire nel corso della visione una tipologia di disegni operata a mano che rispecchia pienamente – in maniera quasi nostalgica – la vecchia tradizione del cartoon Disney, testimoniata anche dall’evidente somiglianza tra i tratti di Naveen e quelli del protagonista maschile de "La sirenetta" (1989), sempre firmato da Clements e Musker.
Con l’amicizia tra le tematiche principali (il vitalizio legame tra Tiana e Charlotte), immancabili messaggi traboccanti buonismo proto-Zio Walt (il buon cibo riunisce le persone di qualunque genere) e l’importanza di accettare tutti i pregi e difetti dell’altro per ottenere il vero amore.
Tra melma e muco, senza dimenticare l’indispensabile ironia indirizzata agli spettatori più piccoli ed individuando l’unico piccolo difetto nei troppi momenti cantati che, volti efficacemente ad enfatizzare il magico clima da fiaba, assumono a lungo andare le evidenti fattezze di riempitivo per una storia decisamente esile, seppur ritmata nella giusta maniera.


La frase: "Io bacerei cento ranocchi se potessi sposare un principe e diventare una principessa".


Sherlock Holmes


Titolo originale:  Sherlock Holmes
Nazione:  Regno Unito, Australia, U.S.A.
Anno:  2009
Genere:  Azione, Mistero, Drammatico
Durata:  130'
Regia:  Guy Ritchie
Sito ufficiale:  www.sherlock-holmes-movie.warnerbros.com
Sito italiano:  wwws.warnerbros.it/sherlock

Cast:  Robert Downey Jr., Jude Law, Rachel McAdams, Mark Strong, Kelly Reilly, Eddie Marsan, James Fox, Hans Matheson, Geraldine James, William Houston
Produzione:  Lin Pictures, Silver Pictures, Village Roadshow Pictures, Wigram Productions
Distribuzione:  Warner Bros.
Data di uscita:  25 Dicembre 2009 (cinema)
Nomination Oscar 2010

Trama:
Un'avventura decisamente movimentata, vede come protagonisti Sherlock Holmes ed il suo fidato e fedele collega Watson. Vedremo l'ispettore sotto un aspetto decisamente diverso da quello che, nell'immaginario di tutti, é il classico Sherlock Holmes; potremo apprezzare le sue abilità nelle arti marziali e nella lotta mentre cerca di sconfiggere un nemico che trama contro l'Inghilterra.


Recensione

Dopo il chiassoso Rock’nRolla, Guy Ritchie torna al cinema per cimentarsi in una impresa abbastanza ardua, quantomeno sulla carta.
Attualizzare il personaggio di Conan Doyle Sherlock Holmes, celebre investigatore privato dall’acuto ingegno. Per riuscirci, è il caso di dire, il regista di Lock and Stock le prova proprio tutte.

Londra, 1890. Sherlock Holmes riesce, alla fine di una lunga indagine, a incastrare il fantomatico Lord Blackwood, un uomo dagli oscuri poteri magici. Ma la sua incarcerazione è solo l’inizio di una trama ben più complessa, tessuta da un tenebroso signore senza volto.
Ad aiutare lo scapestrato detective a uscirne vivo sarà l’immancabile e fidato amico dottor Watson...

Spiazzante rivisitazione di un mito che lascia basiti e perplessi soprattutto per la prima metà del film. Infatti, pur venendo incontro alla lettura piuttosto "pulp" del personaggio di Sherlock Holmes offerta da Guy Ritchie, vedere il detective con la pipa calcolare mentalmente i colpi da infliggere ai propri avversari, per poi farli fuori a suon di pugilato, non è che convinca poi tantissimo. Insomma, non è Fight Club, verrebbe da dire... e neppure Ken il guerriero... Nondimeno, superata la confusione iniziale, il film cattura per molte ragioni diverse e allo stesso tempo valide. Finendo per tenere incollati anche gli spettatori più scettici.

Innanzitutto c’è un cast perfettamente equilibrato nelle forze, sia maschili che femminili, formato da Robert Downey Jr., Jude Law, Rachel McAdams e Kelly Reilly. Ponendo al centro di un ideale palco il protagonista Holmes, attorno a lui gli attori si muovono fluidi e in modo convincente, sempre. Inoltre, c’è una sceneggiatura che, anche se banale, omaggia i racconti di Doyle alla perfezione re-interpretando con appassionato coraggio le pagine scritte. E infine la regia. Qui Guy Ritchie, che anche in quest’occasione non rinuncia a certi suoi "marchi di fabbrica", sembra essere particolarmente ispirato sia dalla trama che dall’ambientazione.
Degne di nota alcune scene (il varo della nave e l’esplosione nella vecchia fabbrica) che non sono solo allenamenti stilistici, ma anche vero Cinema.

Insomma, è sicuramente nata una nuova saga al cinema. Guy Ritchie ci prende ancora in giro e a cazzotti, ma questa volta il suo cinema arriva proprio a tutti.

La frase: "Ma quale magia. Solo trucchi da prestigiatore e un pizzico di chimica".