IL GLOBO

martedì 30 marzo 2010

Astro BoY

Titolo originale:  Astro Boy
Nazione:  U.S.A.
Anno:  2009
Genere:  Animazione
Durata:  100'
Regia:  David Bowers
Sito ufficiale:  www.astroboy-themovie.com
Sito italiano:  www.movieplayer.it/astroboy

Cast (voci):  Kristen Bell, Nicolas Cage, Charlize Theron, Samuel L. Jackson, Bill Nighy, Freddie Highmore, Donald Sutherland, Eugene Levy, Nathan Lane, Sterling Beaumon
Produzione:  Imagi Animation Studios
Distribuzione:  Eagle Pictures
Data di uscita:  Roma 2009
18 Dicembre 2009 (cinema)

Trama:
Astro Boy è l'avventura-storia che descrive le origini di un supereroe. Nel futuristico mondo di Metro City, una splendente metropoli che si trova nel cielo, il brillante scienziato dott. Tenma decide di creare Astro Boy, affinché prenda il posto del figlio tragicamente scomparso. Lo scienziato programma la sua creatura con i più alti valori e con le migliori caratteristiche umane possibili, dotandola di straordinari super poteri. Ben presto, però, Astro Boy mostra di non essere in grado di soddisfare le aspettative del padre e il piccolo Robot deve affrontare la dura realtà di non essere umano. Tratto dall'omonimo famosissimo manga creato da Osamu Tezuka.


Recensione

Dal maestro Osamu Tezuka che lo concepì nel lontanissimo 1952 in forma di manga (dando vita al fumetto giapponese come oggi lo si intende), trasformandolo poi nel primo Anime della storia nel 1963, arriva al cinema il lungometraggio dedicato al piccolo Tetsuwan Atom, aka Astro Boy.

Siamo nel futuro, nella città di Metrocity. Il geniale professor Tenma è distrutto dalla morte prematura del figlio Toby. Per colmare la mancanza, Tenma realizza un cyborg a immagine e somiglianza di Toby. Quando però il cyborg apre gli occhi, dimostra di avere una coscienza e una volontà proprie. Nel tentare di conquistare l’amore sincero del suo creatore, diventerà l’eroe della città...

Un po’ Metropolis. Un pizzico di Pinocchio. Osamu Tezuka agli inizi degli anni Cinquanta aveva già preso quanto di meglio la fantascienza e la narrativa potesse allora offrire. Il suo Astro Boy ha il merito indiscusso di aver dettato le regole per il manga. Occhi grandi, tavole chiare, tematiche adulte attraverso un linguaggio semplice.
Astro Boy divenne presto il Micky Mouse giapponese, Osamu Tezuka da quel momento venne soprannominato "dio dei manga". Questa incarnazione cinematografica del suo Tetsuwan Atom è efficace, ma non certo priva di difetti. Si sente, evidentemente, l’assenza di una casa di produzione "forte" come potrebbero essere la Dreamworks o la Pixar, e si avverte un certo squilibrio nel gestire all’americana un soggetto intimamente giapponese. Scenari un poco spogli e "statici", animazione epica, ma allo stesso tempo macchietistica. David Bowers alla regia (dopo essere stato "aiuto" in Giù per il tubo), del resto, fa del suo meglio per non far sentire queste mancanze. Realizza una storia rocambolesca e piuttosto complessa, ma ben raccontata e cosparsa di elementi avvincenti. In particolare molto buona risulta proprio la crescita caratteriale di Astro, che da bambino abbandonato (echeggiando anche A.I. – Intelligenza artificiale), diventa un eroe consapevole della propria storia.

Buono, lasciando da parte i pregiudizi del caso, anche il doppiaggio.
La voce di Silvio Muccino (a sorpresa) risulta molto adatta al personaggio di Astro, mentre quella di Carolina Crescentini (nel ruolo dell’amica umana Cora) doveva essere forse meno rigida. Bravi anche quelli del Trio Medusa che fanno il minimo indispensabile... fortunatamente. Certo, nella versione originale il pubblico può godere delle voci di Kristen Bell, Nicolas Cage, Samuel L. Jackson, Charlize Theron e Bill Nighy, ma considerando quanto sentito in passato negli adattamenti italiani (qualcuno si ricorda Shark Tale?) direi che poteva andare molto peggio.

Insomma, il piccolo Astro Boy ce l’ha fatta anche questa volta. Forse non vince in un confronto diretto con le "grandi", ma siamo certi che riuscirebbe comunque ad arrivare in piedi alla fine del match e a esclamare: "Ehi, non mi hai ancora sconfitto!".

La frase: "Ehi, ho due mitragliatori sulle chiappe!".


New Moon




Titolo originale:  The Twilight Saga: New Moon
Nazione:  U.S.A.
Anno:  2009
Genere:  Drammatico, Romantico, Thriller
Durata:  130'
Regia:  Chris Weitz
Sito ufficiale:  www.twilightthemovie.com

Cast:  Kristen Stewart, Robert Pattinson, Taylor Lautner, Ashley Greene, Anna Kendrick, Peter Facinelli, Elizabeth Reaser, Kellan Lutz, Nikki Reed, Jackson Rathbone, Bronson Pelletier, Alex Meraz
Produzione:  Summit Entertainment
Distribuzione:  Eagle Pictures
Data di uscita:  Roma 2009
18 Novembre 2009 (cinema)

Trama:
Un incidente il giorno del diciottesimo compleanno di Bella, fa capire ad Edward quanto la sua presenza possa mettere in pericolo la ragazza, decidendo così di allontanarsi da lei. Bella risente moltissimo dell'assenza di Edward e si consola stringendo un forte legame con Jacob Black. Ma i pericoli e le difficoltà non sono finiti, riusciranno Bella ed Edward a ritrovarsi...?


Recensione

"Queste gioie hanno violenta fine".
A un anno da "Twilight" (2008) di Catherine Hardwicke, teen-movie in salsa succhiasangue tratto dalla serie di bestseller di enorme successo a firma di Stephanie Meyer, riparte da questa frase la storia d’amore tra la mortale Bella Swan (Kristen Stewart) e il vampiro Edward Cullen (Robert Pattinson), le cui strade si dividono dopo il diciottesimo compleanno di lei, quando il ragazzo decide di andarsene nel disperato tentativo di proteggerla.
Che dietro la macchina da presa non vi sia più la regista di "Thirteen - Tredici anni" (2003) ma il Chris Weitz artefice, insieme al fratello Paul, del primo "American pie" (1999), lo si intuisce in parte dal modo leggermente più fresco in cui viene raccontato l’universo giovanile.
Universo giovanile che accanto a Bella, talmente desiderosa di sentirsi vicina ad Edward da spingersi a correre pericoli sempre maggiori, vede questa volta coinvolto anche Jacob Black (Taylor Lautner), membro della misteriosa tribù dei Quileute e suo amico d’infanzia, il quale, tra l’altro, al fine di asciugarle il sangue sulla fronte dopo una caduta dalla motocicletta, non esita a togliersi la maglietta rimanendo a torso nudo.
Una sequenza che rischia già di finire in un'ipotetica antologia del trash involontario, proprio come il lungometraggio stesso, popolato in buona parte di bellocci che, con il pretesto del calore corporeo dovuto alla licantropia, se ne vanno in giro a mezzobusto scoperto, solleticando l'immaginario erotico delle giovani spettatrici femminili (cui principalmente si rivolge) ma ricordando non poco anche la soporifera saga horror "The brotherhood" alias "Stirpe di sangue" di David DeCoteau, indirizzata in maniera esplicita al pubblico omosessuale.
Fino ad un’escursione italiana a Volterra e senza riuscire a sfuggire alla letale morsa della noia, pur suscitando un pizzico d’interesse in più, rispetto all’inguardabile capostipite, grazie al minimo di cinema di genere evocato dalla presenza di uomini lupo e di trasformazioni in digitale che, però, fanno quasi rimpiangere quelle di "Un lupo mannaro americano a Parigi" (1997).
Per circa 130 minuti (veramente troppi!) da vedere nella sola attesa di "The Twilight saga: Eclipse", diretto dal David Slade che, in fatto di vampiri su celluloide, già si occupò di "30 giorni di buio" (2007).

La frase: "Non fidarti dei vampiri, fidati".


lunedì 15 marzo 2010

2012

Titolo originale:  2012
Nazione:  U.S.A.
Anno:  2009
Genere:  Fantascieza, Drammatico
Durata:  158'
Regia:  Roland Emmerich
Sito ufficiale:  www.sonypictures.com/movies/2012
Sito italiano:  www.2012-ilfilm.it

Cast:  John Cusack, Woody Harrelson, Thandie Newton, Johann Urb, Amanda Peet, Oliver Platt, Danny Glover, Chiwetel Ejiofor, George Segal, Jimi Mistry
Produzione:  Centropolis Entertainment, Sony Pictures Entertainment (SPE), Farewell Productions
Distribuzione:  Sony Pictures Releasing Italia
Data di uscita:  13 Novembre 2009 (cinema)

Trama:
Il 2012 è l'anno in cui, secondo il calendario Maya, avrà luogo la fine del mondo. Mentre la fatidica data si avvicina il Professor West viene a conoscenza di alcune tempeste solari di forte intensità che hanno colpito il pianeta, ma, osteggiato dalla comunità scientifica, non riesce a dare l'allarme. Intanto il tempo passa e le catastrofi si fanno sempre più frequenti. Jackson Curtis, é uno scrittore la cui devozione verso il suo romanzo fallimentare (ma potenzialmente brillante) lo ha portato a distruggere il matrimonio e la sua famiglia. Tuttavia, Jackson rimane un padre leale e quando la situazione inizia a precipitare, proverà di essere pronto a tutto per salvare la sua famiglia. Quando le placche terrestri iniziano a spostarsi, distruggendo anche Los Angeles, Jackson e la sua famiglia saranno coinvolti in un viaggio disperato per terra e per aria, con l'obiettivo di sopravvivere e vedere il nuovo mondo. Nel frattempo, ai piani più alti dei governi mondiali, c'è un progetto. Non sarà possibile salvare l'intera razza umana, ma solo alcune persone, che avranno la possibilità di ricominciare una società da zero. Il presidente Thomas Wilson, capisce rapidamente la crisi che il mondo sta per fronteggiare e allo stesso modo previene un'isteria di massa mantenendo il segreto. Il responsabile dei consiglieri scientifici del presidente, Adrian Helmsley, che è riuscito a decodificare i messaggi della Terra è determinato a fare di tutto per aiutare il maggior numero di persone possibile. Carl Anheuser, il responsabile dello staff presidenziale, potrebbe essere definito presuntuoso e dal carattere difficile, ma è anche lui determinato a far sopravvivere la società (almeno quella parte che se lo può permettere). La figlia del presidente, Laura, è scioccata per la scoperta di quello che il governo del padre sta nascondendo al mondo. In effetti, sembra che l'unico uomo che non faccia parte del governo e con un'idea chiara di quello che sta per accadere sia il conduttore radiofonico (e forse profeta) Charlie Frost, che trasmette le sue previsioni a tutti quelli che vogliono ascoltarlo.


Recensione

Che disaster movie sarebbe se non ci fossero almeno tre o quattro decolli su di un aereo sgangherato solo un secondo prima che la terra sprofondi sotto i nostri piedi? Se disaster movie deve essere allora che lo sia a 360°. Lo diriga il maestro del genere, quel Roland Emmerich già realizzatore di film come "Indipendence Day" o "The Day After Tomorrow", si prenda come soggetto la profezia Maya che vuole la fine del mondo il 21/12/2012 – poco prima di Natale e subito dopo la tredicesima, accidenti! – e si infili il tutto in una mega produzione, ed ecco confezionato un film come "2012" capace di impressionarti con la faglia di Sant’Andrea che separa definitivamente la California dal continente americano, o con la cupola di San Pietro che crolla sulla piazza travolgendo migliaia di fedeli oranti (tra cui il premier italiano...) o con le apocalittiche immagini di uno tsunami che raggiunge le cime dell’Everest...

"2012" è un film, dunque, con tutti i pregi del genere a cui appartiene ed anche con tutti i difetti, come è giusto che sia.
Accanto quindi alle immagini mirabolanti realizzate grazie a meravigliosi effetti speciali – e grazie anche all’occhio davvero apocalittico di Emmerich del quale si coglie l’estrema consapevolezza di ciò che decide di girare – ci toccherà sorbirci battute da avanspettacolo e soluzioni narrative scontate che non brillano mai per originalità. Soprattutto nel finale – quando si è costretti, e non se ne capisce il motivo visto che il film dura oltre due ore e mezzo, ad allungare il brodo a tutti i costi – gli eventi che si raccontano risultano particolarmente artificiosi e forzati. Così come stucchevole potrebbe apparire la sottesa moralina finale – che mondo nuovo andiamo a costruire se nasce dall’odio e dall’indifferenza? – in conflitto con la real politik del burocrate che ha in mente solo l’obiettivo non badando al modo del suo raggiungimento.

Ma forse è giusto non sottilizzare troppo e godiamoci una Bentley nuova di zecca – che si mette in moto col comando vocale – svettare tra i ghiacci eterni dell’Himalaya alla ricerca... dell’arca perduta...

La frase: "Il mondo che conosciamo, scomparirà".














WhiteOut - Incubo Bianco


Titolo originale:  WhiteOut
Nazione:  U.S.A., Canada
Anno:  2009
Genere:  Azione, Thriller
Durata:  98'
Regia:  Dominic Sena
Sito ufficiale:  www.whiteoutmovie.warnerbros.com

Cast:  Kate Beckinsale, Gabriel Macht, Tom Skerritt, Columbus Short, Alex O'Loughlin, Shawn Doyle, Joel S. Keller, Jesse Todd, Arthur Holden, Erin Hickock
Produzione:  Warner Bros. Pictures, Dark Castle Entertainment
Distribuzione:  Warner Bros.
Data di uscita:  02 Ottobre 2009 (cinema)

Trama:
Per far luce sul primo assassinio mai commesso in Antartide, gli Sati Uniti mandano sul posto un loro sceriffo federale, Carrie Stetko. La donna, però, ha il tempo contato, infatti, le rimangono solo tre giorni prima che l'intera regione piombi in un buio lungo sei mesi, lasciandola così, pericolosamente isolata in compagnia dell'assassino...


Recensione

Di Dominic Sena, regista dell’action-movie "Codice: Swordfish" (2001) e della "tamarrata" "Fuori in 60 secondi" (2000), ci piace ricordare soprattutto "Kalifornia" (1993), il bell’esordio dietro la macchina da presa che vedeva l’x-filesiano David Duchovny e la compagna Michelle Forbes alle prese con un violento Brad Pitt evaso dal carcere e con la sua confusa compagna Juliette Lewis, nel corso di un lungo viaggio in automobile attraverso gli Stati Uniti.
Sotto la produzione della Dark Castle entertainment di Joel Silver, con "Whiteout-Incubo bianco" – tratto dal romanzo grafico di Greg Rucka e Steve Lieber – Sena torna ad occuparsi di alta tensione per mezzo di una vicenda che apre in maniera coinvolgente nell’Emisfero Sud del 1957, a bordo di un aereo.
E’ solo quando ci si sposta nell’Antartide dei giorni nostri che facciamo conoscenza con l’agente federale Carrie Stetko, la quale, con le splendide fattezze di Kate "Underworld" Beckinsale, viene incaricata di indagare su un cadavere rinvenuto nel ghiaccio, per scoprire segreti a lungo sepolti e legati a qualcuno che non sembra essere intenzionato ad arrestare il proprio desiderio di tingere di rosso sangue le bianche distese del continente più isolato della Terra, annualmente avvolto dall’oscurità per un periodo di sei mesi.
Un soggetto che lasciava immaginare un interessante spettacolo ad alto tasso adrenalinico, ma che, tra salme insanguinate e continue fughe al freddo, Sena sviluppa su pellicola tramite una regia talmente piatta da permettere all’insieme di sprofondare presto nella noia generale.
Fino al prevedibile epilogo di quasi 100 inutili e banali minuti di visione che, sorretti in maniera esclusiva da un cast decisamente sprecato comprendente Gabriel Macht ("The spirit"), Columbus Short ("Stepping-Dalla strada al palcoscenico") e il veterano Tom Skerritt ("In mezzo scorre il fiume"), sembrano rispecchiare il tutt’altro che esaltante look proto-televisivo alla base di buona parte dei thriller distribuiti nei tristi anni Novanta cinematografici pre-"Scream".

La frase:
- "Hai visto bene il tizio che ha cercato di ucciderti?"
- "Certo, ottantacinque chili, un metro e ottanta, abbigliamento polare; non ti ricorda nessuno?"