IL GLOBO

giovedì 14 gennaio 2010

Baarìa


Titolo originale:  Baarìa
Nazione:  Italia, Francia
Anno:  2009
Genere:  Drammatico
Durata:  150'
Regia:  Giuseppe Tornatore
Sito ufficiale: 

Cast:  Monica Bellucci, Raoul Bova, Ángela Molina, Enrico Lo Verso, Luigi Lo Cascio, Laura Chiatti, Nicole Grimaudo, Nino Frassica, Aldo, Leo Gullotta, Beppe Fiorello, Vincenzo Salemme, Lina Sastri, Giorgio Faletti, Nino Frassica, Salvatore Ficarra, Valentino Picone
Produzione:  Medusa Film, Quinta Communications, Ministero per i Beni e le Attività Culturali
Distribuzione:  Medusa
Data di uscita:  Venezia 2009
25 Settembre 2009 (cinema)

Trama:
Una storia, divertente e malinconica, di grandi passioni e travolgenti utopie. Una leggenda affollata di eroi... Una famiglia siciliana raccontata attraverso tre generazioni: da Cicco al figlio Peppino al nipote Pietro... Sfiorando le vicende private di questi personaggi e dei loro familiari, il film evoca gli amori, i sogni, le delusioni di un’intera comunità vissuta tra gli anni trenta e gli anni ottanta del secolo scorso nella provincia di Palermo. Negli anni del fascismo Cicco è un modesto pecoraio che trova, però, il tempo di dedicarsi al proprio mito: i libri, i poemi cavallereschi, i grandi romanzi popolari. Nelle stagioni della fame e della seconda guerra mondiale, suo figlio Peppino s’imbatte nell’ingiustizia e scopre la passione per la politica.

Recensione

La nuova edizione della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica è aperta quest’anno dal film "Baarìa" del famoso regista Giuseppe Tornatore che torna a parlare della sua Sicilia e in particolare stavolta della sua città natale "Baarìa" (nome siciliano di Bagheria, cittadina della provincia di Palermo). Il film ha subito diviso la critica così come il pubblico per il tipo di struttura narrativa in cui la linea del tempo sembra improvvisamente piegarsi per cui il presente e il futuro si confondono fra loro attraverso la dimensione onirica e fantastica. Ecco che ciò che era presente diviene futuro e il futuro diventa passato, un passato ricco di emozioni, sentimenti, sensazioni e, soprattutto, cambiamenti sociali. Grazie ad un budget piuttosto elevato e alla possibilità di disporre a piacimento di circa 150 minuti il cineasta riesce a dar vita, anima e respiro ad un’epopea italiana in cui mescola immagini di fantasia con quelle di repertorio e autobiografiche che rendono la pellicola suggestiva e realistica. "Baarìa" è come l’enciclopedia della storia della Sicilia e dell’Italia e, quindi, dello stesso autore che riversa nel film tutto l’amore per la sua terra natia, assolata, calda, spazzata dal vento i cui abitanti sono ancora oggi molto legati alla tradizione.
E’ un piccolo mondo fatto di speranze, sogni, disillusioni, ideali, è la vita stessa con la sua bellezza e la sua bruttura rappresentata dal regista con magniloquenza ed arte. Quello che colpisce fin da subito è la tecnica del cineasta che mostra tutta la sua abilità e capacità di colpire lo spettatore e di accompagnarlo attraverso la storia d’Italia usando come punto di riferimento una famiglia di Bagheria. La ricostruzione storica è perfetta nonostante le difficoltà legate al dover rappresentare un periodo così complesso costellato di grandi eventi e cambiamenti. La cittadina di "Baarìa" lentamente si trasforma e cambia così come i suoi abitanti che vivono i grandi eventi della storia italiana. Sono narrate le vicende di tre generazioni di una famiglia di Bagheria: l’occhio indiscreto della telecamera segue la vita di Peppino, interpretato da Francesco Scianna al suo esordio come attore, dalla sua infanzia fino al matrimonio con Mannina (l’esordiente Margareth Madé), e il suo impegno politico oltre che il rapporto con i figli. Attraverso la vita del protagonista il regista cerca di raccontare quasi un secolo di storia italiana dalle due Guerre Mondiali, allo sbarco degli alleati, quindi il Fascismo che lascia il posto al Comunismo, alla Democrazia Cristiana e al Socialismo. Come affermava il filosofo presocratico greco Eraclito (Efesto 535 – 475 a.C.): "Tutto scorre".
E’ questa l’idea motrice del film che racconta e descrive, che cerca di accompagnare lo spettatore a rivivere quel periodo, le emozioni e la vita di quegli uomini e quelle donne. I dialoghi sono essenziali, sintetici e si fondono con le immagini, con una prorompente scenografia, con i suoni e i colori, con la gestualità e con la mimica dei diversi personaggi, è dunque il "non detto" uno degli elementi portanti del film. E’ un film corale che tocca diversi temi ed elementi: dal rapporto con i genitori, la morte, il lavoro, l’amore, la passione politica, la mafia, la corruzione e molto altro ancora perché l’intento di Tornatore è quello di rappresentare la vita così com’è. Singolare e interessante è la scelta del cineasta di affidare il ruolo di protagonisti a Madé e Scianna entrambi alle prime armi ed esordienti nel cinema e di far interpretare ruoli secondari a grandi attori e personaggi televisivi come Salvo Ficarra, Nino Frassica, Leo Gullotta, Monica Bellucci, Raoul Bova, Vincenzo Salemme, Beppe Fiorello, Luigi Lo Cascio, Valentino Picone, Michele Placido. Il ritmo è lento, ma spesso diviene più vivace in base all’alternarsi delle situazioni vissute, il dramma si mescola con l’ironia e con la comicità.

La frase: "Si, i comunisti mi piacciono solo perché sono contro i mafiosi 

 

Bastardi senza gloria


Titolo originale:  Inglourious Basterds
Nazione:  U.S.A.
Anno:  2009
Genere:  Azione, Guerra, Avventura
Durata:  148'
Regia:  Quentin Tarantino
Sito ufficiale:  www.inglouriousbasterds-movie.com

Cast:  Brad Pitt, Samuel L. Jackson, Diane Kruger, Eli Roth, Mike Myers, B.J. Novak, Cloris Leachman, Julie Dreyfus, Mélanie Laurent, Christoph Waltz, Daniel Brühl, Samm Levine, Til Schweiger
Produzione:  The Weinstein Company, Universal Pictures, A Band Apart, Lawrence Bender Productions, Studio Babelsberg
Distribuzione:  UIP
Data di uscita:  Cannes 2009
02 Ottobre 2009 (cinema)

Trama:
Sullo scenario della Seconda Guerra Mondiale, nel territorio francese, un manipolo di ebrei, guidati dal tenente Aldo Raine, si organizza per ripagare i tedeschi con la stessa moneta per tutto il male che hanno fatto. Il loro obiettivo é quello di fare male ai nazisti, devono farli soffrire... Loro complice sarà un'attrice tedesca, Bridget Von Hammersmark, che in realtà é un agente segreto, che complotta contro Hitler.


Recensione 

Il tenente americano Aldo Raine (Brad Pitt), detto l’Apache, e il suo gruppo di basterds, tutti di origine ebrea, hanno una missione: raggiungere la Francia occupata dai tedeschi e sterminare, nel modo più cruento possibile, tutti i nazisti che incroceranno il loro cammino. Non solo: dovranno portare all’Apache il loro scalpo. In parallelo una giovane donna ebrea (Mélanie Laurent) vede massacrare l’intera sua famiglia dal colonnello Hans Landa (Christoph Waltz), il "cacciatore di ebrei", il "gatto per i topi", che usa sofisticate torture linguistiche. Miracolosamente la ragazza riesce a fuggire.
Giunta a Parigi, sotto falsa identità, si troverà a gestire un cinema che diverrà il centro di una congiura.

Una gestione decennale; un casting complicato, che si definì con la "scoperta" del vero mattatore del film, l’attore austriaco Christoph Waltz nel ruolo di Hans Landa; i diritti acquisiti dal film del 1977 di Enzo G. Castellari "Quel maledetto treno blindato" (uscito negli USA come The Inglorious Bastards), di cui non è remake ma omaggio: i Bastardi senza gloria sono approdati a Cannes. E hanno diviso. Chi inneggia al capolavoro, chi parla di bufala. Come spesso succede, è una via di mezzo: un mix delle due cose.
Costruito come una pièce teatrale, suddivisa in cinque capitoli/atti (Once Upon a Time in Nazi Occupied France, Inglourious Basterds, German Night in Paris, Operation Kino e The Revenge of the Giant Head) vuole essere un frullato di film di genere popolare, alla maniera di Kill Bill e un verbosissimo "trattato" teorico, che segue un po’ le tracce del flop Grindhouse - A prova di morte. Insomma tra pop e autore, in disequilibrio continuo.
In Bastardi senza gloria c’è tutto Tarantino: i suoi omaggi cinefili, i suoi dialoghi lunghissimi, un po’ di pulp, ma è all’insegna dello strafare, da parte di chi ha tanto da dire e mostrare, ma non riesce a sfrondare. Ciò che ne deriva è un’indigestione di elementi, una dilatazione eccessiva dei tempi, in cui a trovate geniali (ma già viste) si affianca una piattezza e una noia annichilenti. Colpisce che in Bastardi senza gloria, genere "nazi-film" o "war-movie", l’azione sia quasi nulla e la violenza sia più ridotta rispetto a quello che ci si aspetterebbe da un film simile: tutto si annacqua in infiniti dialoghi, tra personaggi che discutono per decine di minuti seduti a un tavolo, in una logorrea che decentra il film che, nelle intenzioni, è una spietata e sanguinosa vendetta contro i nazisti.

La frase:
- "Sono francese: noi amiamo i nostri registi"
- "Sembra che amiate perfino quelli tedeschi"
- "Certo: anche loro"