IL GLOBO

lunedì 9 novembre 2009

Outlander - L'ultimo vichingo



Titolo originale: 
Outlander
Nazione: 
U.S.A.
Anno: 
2008
Genere: 
Azione, Fantascienza
Durata: 
115'
Regia: 
Howard McCain
Sito ufficiale: 
www.weinsteinco.com/...


Cast: 
James Caviezel, Sophia Myles, Jack Huston, Ron Perlman, John Hurt, Owen Pattison, Ted Ludzik, Aidan Devine, Katie Bergin
Produzione: 
The Weinstein Company, Ascendant Pictures, Outlander Productions, Film & Entertainment VIP Medienfonds 4 GmbH & Co. KG
Distribuzione: 
Eagle Pictures
Data di uscita: 
03 Luglio 2009 (cinema)

Trama:
Villaggio di Herot, Norvegia, 709 d.c. Gli abitanti di Herot piangono la morte del loro Re Halga. Suo figlio, il guerrafondaio Wulfric, non possiede la saggezza necessaria per guidare il suo popolo, ma è anche fortemente scettico che suo zio Rothgar, che è stato incoronato Re, possa essere adatto per far fronte alla violenza dei tempi. All'orizzonte un lampo attraversa fulmineo il cielo notturno: è un'astronave, che va a schiantarsi su uno dei maestosi fiordi Norvegesi. Dal relitto vediamo uscire un uomo proveniente da un altro mondo: è Kainan, un guerriero umanoide, e non è solo. A sua insaputa ha portato con sé un pericoloso clandestino, il Moorwen, una creatura selvaggia pronta a tutto pur di vendicarsi per quello che l'esercito di Kainan gli ha fatto. Abbandonato su un pianeta a lui alieno, in una terra in ritardo di secoli rispetto alla sua civiltà, Kainan si prepara a scovare e a distruggere la sua nemesi. Ma prima che possa riuscire nel suo intento, Kainan viene catturato dai Vichinghi. Kainan salva la vita a Re Rothgar e per questa ragione, anche se con riluttanza, viene accettato all'interno del clan. Kainan si confida con Freya, la bellissima figlia di Rothgar, le racconta del suo passato, di come le sue azioni gli siano costate la sua famiglia ed abbiano fatto infuriare il Moorwen. La bestia assetata di vendetta assedia la roccaforte Vichinga, e qui si rivela in tutto il suo terrificante splendore. Il mostro viene intrappolato e dato alle fiamme, a stento riesce a fuggire nella foresta, lasciando dietro di sé Re Rothgar ferito a morte. Wulfric viene dichiarato suo successore, ma le celebrazioni per la sua incoronazione vengono interrotte dal Moorwen, che torna e rapisce Freya. I Vichinghi, capeggiati da Kainan, affrontano la loro ultima, disperata missione: riusciranno a sterminare il mostro? Oppure andranno incontro alla loro distruzione? Così come la polvere della storia del Villaggio di Herot comincia a depositarsi, la fiaba di Kainan diviene leggenda.



Recensione

Film insolito questo "Outlander – L’ultimo vichingo", che dal titolo sembrerebbe una rivisitazione in chiave nordica de "L’ultimo dei mohicani". E invece, un po’ disorientati, ci si ritrova davanti un ibrido fantasy/fantascientifico dai toni epici, i tratti del videogame e con qualche sequenza ispirata.

Anno 709 d.C, ci troviamo nei pressi del villaggio di Herot in Norvegia. Un’astronave aliena precipita in una vallata. Ne escono un uomo, Kainan, e un mostro, il Moorwen, a metà tra un drago una tigre e un camaleonte... Kainan, per non finire sbranato dalla bestia, fugge, ma viene catturato dagli abitanti di Herot. In breve tempo, comunque, l’uomo entra nelle grazie dei vichinghi, e con loro cercherà di uccidere la bestia che gli dà ancora la caccia...

Il regista Howard McCain, alla sua prima regia, ha dichiarato di essersi ispirato al poema epico Beowulf, che mentre era ancora al college, e molto tempo prima dell’uscita della trilogia del Signore degli Anelli, colpiva la sua fervida immaginazione. E in effetti di fantasia ce n’è davvero tanta! In "Outlander" i richiami ad altri film e ad altre storie sono molteplici. Da "Predator", a "Alien", passando per "La Cosa", lo stesso "Beowulf" realizzato in Computer Grafica, perfino arrivando a videogiochi come Halo o Monster Hunter, per tutti quelli che masticano un po’ la materia. Ma si badi bene, con questo non si vuole relegare il film di McCain ai soliti b-movie fracassoni e privi di spessore come, ad esempio, "Doomsday", anzi.
La regia di "Outlander" risulta il più delle volte efficace, nella maggior parte dei casi funzionale, e a tratti persino ispirata, come per le sequenze in cui Kainan ricorda il proprio passato. La sceneggiatura, d’altro canto, sale lentamente di ritmo cominciando con scene quasi mute e portando poco a poco a far parlare i personaggi della trama. Idea efficace che fa dimenticare anche qualche ingenuità narrativa (il momento della gara degli scudi, per quanto suggestiva, non funziona proprio).

"Outlander – L’ultimo dei vichinghi", quindi, è un film onesto, nelle cui due ore di proiezione condensa tutti gli elementi del caso. L’amore, il tormento, la lotta, la rivalità e infine il destino, emergono a testa alta dalle situazioni che la storia presenta. Un film piccolo, ma dignitoso, cui forse avrebbe giovato un cast più ricco. Il bel Jim – "Angel Eyes" - Caviezel appare sempre un po’ troppo monocorde.

La frase: "...Se credi davvero che sei tu a scrivere la storia della tua vita, sta a te scriverne la fine...".


Terminator Salvation



Titolo originale: 
Terminator Salvation
Nazione: 
U.S.A.
Anno: 
2009
Genere: 
Azione, Fantascienza, Thriller
Durata: 
115'
Regia: 
McG
Sito ufficiale: 
www.sonypictures.net/movies/...
Sito italiano: 
www.terminatorsalvation.it


Cast: 
Christian Bale, Sam Worthington, Anton Yelchin, Moon Bloodgood, Common, Bryce Dallas Howard, Roland Kickinger, Helena Bonham Carter, Chris Ashworth
Produzione: 
The Halcyon Company, IMF Internationale Medien und Film GmbH & Co. Produktions KG, Intermedia Films, Lin Pictures, T Asset Acquisition Company
Distribuzione: 
Sony Pictures Releasing Italia
Data di uscita: 
05 Giugno 2009 (cinema)

Trama:
In seguito all'olocausto nucleare causato dalla Skynet, che ha determinato lo sterminio di gran parte della razza umana, un manipolo di uomini tra quelli sopravvissuti, guidati da John Connor, cerca di salvare quel poco che é rimasto.


Recensione

Il marchio ha qualcosa di rassicurante sia per chi compra che per chi vende, e questa verità può essere applicata facilmente a quel tipo di film "griffato" che viene etichettato con il nome esotico di "franchise". Al di là di meriti o demeriti di ogni singolo prodotto, il film di marca ha sempre l'ambizione di essere un'evoluzione rispetto al predecessore: vuole mantenere i tratti caratteristici che lo rendono riconoscibile, abbandonare i particolari obsoleti o privi di appeal, e allo stesso tempo il "franchise" vuole assecondare i gusti del nuovo pubblico, senza scordare di lanciare strizzatine l'occhio ai fan della prima ora.

Ormai la giovinezza di John Connor e le cronache di Sarah Connor sono una cosa del passato. A meno che in futuro a qualche sceneggiatore non venga in mente di rimescolare la linea temporale del passato creando un effetto domino di paradossi (eh sì: è complicato). Adesso ci troviamo invece nel futuro post-apocalittico e post-nucleare, a metà tra Matrix e Mad Max, che nei primi capitoli della serie aveva sfornato i sicari meccanici che dovevano impedire al futuro profeta di nascere. Del resto possiamo ammirare il leader della resistenza umana nello splendore - privo di effetti speciali - di Christian Bale, già abbondantemente addestrato a combattere il male in difesa dell'umanità. Il panorama è cupo e desertico, ambientato lungo la costa ovest degli Stati Uniti, fra il Grand Canyon e San Francisco. La fotografia prevalente è una specie di bianco e nero seppiato tendente all'antracite, una sorta di rappresentazione palpabile del dominio del metallo sulla carne. A farla da padrone sono però le macchine, sempre più cattive e sofisticate, dalle mini moto da combattimento fino ai mostruosi "harvester", mostri meccanici che raccolgono prigionieri umani a scopo di sperimentazione.

Molte cose danno la sensazione di essere già viste, ma i produttori hanno deciso di giocare questa debolezza apparente come punto di forza, costruendo una serie di rimandi che colpiscono visceralmente molto più che a livello cosciente. Così è impossibile non provare una lieve emozione nel vedere una macchina che calpesta un teschio umano, nel sentire John Connor pronunciare la fatidica frase "I'll be back" o persino nel vedere una terribile forma digitalizzata del buon vecchio e storico Schwarzy. Con un avvertenza: il cerchio è ben lontano dall'essere chiuso.

La frase: "E' una guerra! Tu più di tutti dovresti capire che c'è un prezzo da pagare".

Harry Potter e il Principe Mezzosangue



Titolo originale: 
Harry Potter and the Half-Blood Prince
Nazione: 
Gran Bretagna, U.S.A.
Anno: 
2008
Genere: 
Avventura, Drammatico, Fantastico
Durata: 
153'
Regia: 
David Yates
Sito ufficiale: 

Sito italiano: 
www.principemezzosangue.it


Cast: 
Emma Watson, Daniel Radcliffe, Rupert Grint, Tom Felton
Produzione: 
Warner Bros. Pictures, Heyday Films
Distribuzione: 
Warner Bros
Data di uscita: 
15 Luglio 2009 (cinema)

Trama:
Harry Potter sta iniziando ormai il suo sesto anno alla scuola di Hogwarts, quando scopre un libro che riporta una misteriosa dicitura "...questo libro é di proprietà del Principe Mezzosangue...". Il libro gli sarà utile per imparare ulteriori cose riguardo Lord Voldemort...


Film correlati:

  • Harry Potter e la pietra filosofale
  • Harry Potter e la camera dei segreti
  • Harry Potter e il prigioniero di Azkaban
  • Harry Potter e il calice di fuoco
  • Harry Potter e l'Ordine della Fenice
Recensione

"Harry Potter e il Principe mezzo sangue" ha un inizio adrenalinico, con la camera che velocemente passa a volo d'uccello tra le vie della Londra odierna, per addentrarsi in vicoli sempre più stretti e arrivare nella magica Diagon Alley. Questa volta anche il mondo dei babbani viene coinvolto nelle trame oscure dei servitori di Voldemort, ciò però non sconvolge Harry Potter e né tanto meno i suoi amici che si ritrovano come in ogni film della saga per cominciare un nuovo anno di studi a Hogwarts, con nuovi professori e nuovi problemi.
L'impianto è identico a quello dei film precedenti con l'introduzione di nuovi ambigui personaggi, l'immancabile partita di Quidditch e nuovi pezzi del puzzle che andranno a comporre l'intera esistenza di Voldemort.
In questo sesto episodio però l'attenzione non è puntata tanto sulla lotta tra bene e male, magia bianca e arti oscure, ma sui turbamenti amorosi dei nostri eroi. Tutto il resto risulta quasi un contorno al viaggio sentimentale che i tre protagonisti hanno intrapreso e forse non è un caso che passino tanto tempo in treno.
I momenti di azione e scontro sono relegati a mere parentesi, a volte inseriti in modo forzato all'interno della trama, per questo mai ben sviluppate, né di ampio respiro. Lo scontro tra Harry Potter e Draco Malfoy è estremamente rapido e il momento finale che dovrebbe essere tra i più tragici di tutta la saga viene realizzato senza phatos, né suspense, non riuscendo a creare il giusto impatto emotivo.
Questo che doveva essere il momento più cupo e dark dell'intera serie in realtà lascia che i turbamenti di Harry siano tutti per Ginny Weasley, sorella minore di Ron. Quest'ultimo si lascia trascinare in una relazione amorosa che non lo interessa perché, come tutti i maschi, è incapace di decidere, e fa soffrire terribilmente Hermione.
Alla fine 2 ore e mezza di sospiri e sorrisini annoiano terribilmente, si continua a guardare l'orologio in attesa di uno scontro che vivacizzi un po' il ritmo, un'attesa inutile. Solo la fotografia restituisce un po' quell'impianto dark che caratterizzava il libro, tutto il resto è noia.

La frase:
- "Mi spiegate perché quando succede qualcosa voi tre siete sempre coinvolti?"
- "Mi creda Miss McGonagall sono sei anni che mi faccio la stessa domanda"


domenica 8 novembre 2009

Una notte al museo 2: la fuga



Titolo originale: 
Night at the Museum: Battle of the Smithsonian
Nazione: 
U.S.A.
Anno: 
2009
Genere: 
Commedia
Durata: 

Regia: 
Shawn Levy
Sito ufficiale: 
www.nightatthemuseummovie.com
Sito italiano: 
www.unanottealmuseo2.it


Cast: 
Ben Stiller, Amy Adams, Owen Wilson, Hank Azaria, Robin Williams, Eugene Levy, Dick Van Dyke, Steve Coogan, Thomas Lennon, Ricky Gervais, Jonah Hill, Bill Hader, Christopher Guest
Produzione: 
21 Laps Entertainment, 20th Century Fox Film Corporation, Museum Canada Productions
Distribuzione: 
20th Century Fox
Data di uscita: 
22 Maggio 2009 (cinema)

Trama:
A causa dei lavori per la manutenzione, Larry, il custode del museo più pazzo del mondo e tutti i reperti custoditi nello stesso, sono costretti a trasferirsi allo Smithsonian Institute, il museo più grande del mondo, dove nuovi oggetti e personaggi sono pronti a prendere vita durante le notti più folli della storia


Recensione

Nel capostipite, diretto nel 2006 da Shawn Levy ("Una scatenata dozzina"), avevamo fatto conoscenza con l’imbranato Larry Daley, guardiano notturno del Museo di storia Naturale che, con il volto di Ben"Zoolander"Stiller, si trovava ad avere a che fare con le incredibilmente vive creature del posto.
Le stesse creature che in questo numero due, firmato sempre da Levy, finiscono imballate e riposte in casse destinate agli immensi depositi dello Smithsonian, dove il sovrano egizio Kahmunrah, nei cui panni troviamo Hank Azaria ("Mystery men"), si risveglia dopo tremila anni di sonno intento ad assumere prima il controllo del museo, poi quello dell’intero globo terrestre, affiancato da Ivan il terribile, Napoleone Bonaparte e un giovane Al Capone, rispettivamente interpretati da Christopher Guest ("Lady Henderson presenta"), Alain Chabat ("Asterix & Obelix: Missione Cleopatra") e Jon Bernthal ("World Trade Center").
Nuovi nemici che Daley affronta spalleggiato sia dai vecchi compagni in miniatura Jedediah e Ottavio, con le fattezze di Owen Wilson ("Io & Marley") e Steve Coogan ("Il giro del mondo in 80 giorni"), che dalla famosissima aviatrice Amelia Earhart, cui concede anima e corpo Amy Adams ("Come d’incanto"); mentre, tra quadri che si animano e angioletti svolazzanti impegnati a intonare "More than a woman" dei Bee Gees e "My heart will go on" di Celine Dion, trovano spazio anche dei piccoli Albert Einstein molleggiati, il Darth Vader di "Guerre stellari" e la statua vivente di Abraham Lincoln.
Quindi, rispetto alla riuscitissima pellicola precedente, capace anche di invitare a riflessioni sul contrasto tra il cinismo degli adulti e la fantasia, è chiaro che siamo dalle parti del classico sequel esclusivamente dettato dalla legge del successo, la cui esilissima idea di partenza non rappresenta altro che un pretesto per poter tirare in ballo l’infinità di situazioni volte al facile intrattenimento per bambini.
Facile intrattenimento che, infarcito ovviamente con molta ironia (nella versione italiana sono presenti perfino riferimenti verbali al nostro Silvio Berlusconi), finisce solo per conferire all’insieme il look di un appena guardabile cartoon in carne e ossa.
E il messaggio di fondo può essere al massimo individuato nel fatto che la chiave della felicità è il fitness... ma anche l’amore va bene.

La frase: "Bella avventura questa, magari sarà più di un’avventura".

 

Transformers: La vendetta del caduto


Titolo originale: 
Transformers: Revenge of the Fallen
Nazione: 
U.S.A.
Anno: 
2007
Genere: 
Azione, Fantascienza
Durata: 
147'
Regia: 
Michael Bay
Sito ufficiale: 
www.transformersmovie.com
Sito italiano: 
http://www.transformersmovie.com/intl/it//


Cast: 
Shia LaBeouf, Megan Fox, John Turturro, Rainn Wilson, Isabel Lucas, Josh Duhamel, Tyrese Gibson, Hugo Weaving, Frank Welker
Produzione: 
Di Bonaventura Pictures, DreamWorks SKG, Hasbro, Paramount Pictures
Distribuzione: 
UIP
Data di uscita: 
26 Giugno 2009 (cinema)

Trama:
Quando sembrava che la conclusione della battaglia per la terra, avesse riportato uno spiraglio di pace, Starscream, ritornato a Cybertron per prendere il comando dei Decepticon, decide di tornare indietro per stabilire quali saranno le sorti dell'intero universo. Gli Autobot dovranno così prepararsi ad affrontare la nuova minaccia oltre che preoccuparsi di Megatron, dato ormai per morto, ma riportato in vita da Skorpinox...


Recensione

Sembrava quasi di trovarsi dinanzi ad una moderna versione ultratecnologica dei vecchi monster-movie giapponesi riguardanti Gamera e Godzilla nell’assistere ai pirotecnici scontri che, in "Transformers" (2007) di Michael Bay, vedevano protagonisti i buoni Autobot e i cattivi Decepticon.
Una sensazione che si prova in maniera ancor più accentuata all’inizio di questo sequel, quando, prima di veder tornare in scena Shia LaBeouf nei panni del giovane Sam Witwicky e la sexy Megan Fox in quelli della ragazza Mikaela, a regnare è una lunga sequenza di combattimento ambientata sulle strade di Shangai.
Sequenza che, come quasi tutte quelle presenti nel lungometraggio, concede non poco spazio agli effetti speciali, coinvolgendo da subito lo spettatore in cerca di emozioni.
D’altra parte, come vuole una più che collaudata legge della serialità cinematografica di genere, al primo capitolo spetta il compito di porre le basi e presentare spesso la struttura di un probabile prologo a una saga, e il secondo deve portare ai massimi livelli la spettacolarità introdotta dal precedente tassello, facendo solitamente da ponte di celluloide verso un ipotetico terzo episodio.
Quindi, mentre nel cast ritroviamo John Turturro, Tyrese Gibson e Josh Duhamel e si aggiunge Ramon Rodriguez nel ruolo di Leo, nuovo conoscente di Sam, poco importa se l’unica novità introdotta dallo script risieda nel fatto che il Consulente della Sicurezza Nazionale Theodore Galloway, interpretato da John Benjamin Hickey, desideroso di controllare tutte le organizzazioni preposte alla difesa e di gestirne il potere, sia intento a chiudere la NEST, agenzia sorta al posto di Sector 7 e i cui componenti lavorano al fianco degli Autobot, in quanto convinto che le minacce di guerra appartengano ormai al passato.
Poco importa anche perché, trattandosi di una pellicola che prende il via da una serie di giocattoli, è giusto che il suo spirito preveda esclusivamente il facile divertimento per i suoi 147 minuti di durata, proprio come quando, da bambini, maneggiavamo instancabilmente robot e pupazzetti vari.
E Bay questo sembra averlo capito alla perfezione, tanto che, senza dimenticare indispensabili dosi d’ironia e introducendo perfino momenti che sfiorano l’horror, punta tutto sull’azione – supportato soprattutto dal veloce montaggio di Roger Barton, Thomas A. Muldoon, Joel Negron e Paul Rubell – ottenendo un numero 2 che, forse non più riuscito del capostipite, al confronto non ne appare certo inferiore, testimoniando anche in che modo, anziché divorare lo script, gli effetti speciali possano finire efficacemente per rappresentarlo.
Con la risultante di un godibilissimo fanta-movie al cui interno le situazioni spettacolari sono talmente tante che è difficile sceglierne una per definirla migliore delle altre.

La frase: "La vendetta è mia".


sabato 7 novembre 2009

Mostri contro Alieni



Titolo originale: 
Monsters vs. Aliens
Nazione: 
U.S.A.
Anno: 
2009
Genere: 
Animazione
Durata: 
94'
Regia: 
Rob Letterman, Conrad Vernon
Sito ufficiale: 
www.monstersvsaliens.com
Sito italiano: 
www.cinema.universalpictures.it/...


Cast (voci): 
Reese Witherspoon, Paul Rudd, Rainn Wilson, Hugh Laurie, Will Arnett, Seth Rogen, Kiefer Sutherland, Stephen Colbert
Produzione: 
DreamWorks Animation
Distribuzione: 
UIP
Data di uscita: 
03 Aprile 2009

Trama:
Quando la californiana Susan Murphy viene improvvisamente colpita da una meteora, proprio nel giorno del suo matrimonio, la ragazza cresce fino a raggiungere un'altezza di 15 metri. I militari entrano prontamente in azione: Susan viene catturata e rinchiusa all'interno di un compound governativo ultrablindato. Susan è ribattezzata Ginormica e fa la conoscenza di un eterogeneo gruppo di mostri, anche loro prigionieri del governo: il brillante Dott. Professor Scarafaggio, dalla testa a forma di insetto; uno strano essere a metà fra una scimmia e un pesce, chiamato Anello Mancante; l'indistruttibile B.O.B., Massa Gelatinosa Indistruttibile; e la larva alta cento metri chiamato Insettosauro. Il loro confino dura poco: i mostri vengono infatti chiamati in azione quando un misterioso robot alieno atterra sulla Terra e inizia a seminare il panico. In un momento di disperazione, il Presidente viene persuaso a reclutare lo stravagante gruppo di Mostri per combattere contro il robot alieno e salvare il mondo da un'imminente distruzione.


Recensione 

Nel 1952 uscì "Bwana Devil", film d’avventura su due feroci leoni mangiatori di uomini nell’Africa orientale. Il generale timore da guerra fredda era ancora lontano dallo stimolare tutto quel filone di fanta-horror che segnarono il cinema statunitense di quegli anni, e per trasmettere paura si decise di provare una nuova via: il 3d. "Bwana devil" fu il primo film ad utilizzare il Natural vision, un sistema che richiedeva due pellicole proiettate una sopra all’altra per suggerire profondità agli spettatori che indossavano dei particolari occhialetti polarizzati.
A distanza di cinquant’anni l’idea del 3d è ritornata di moda. Per Jeffrey Katzenberg, uno dei creatori della Dreamworks e da oltre vent’anni punto di riferimento del cinema d’animazione statunitense, è questa la nuova frontiera della sala, la tecnologia che potrà rallentare la prassi del download illegale e portare la gente fuori da casa per gustarsi un film. Logicamente ora si parla di un 3d molto diverso, digitale e ben più preciso e definito rispetto a quelli del passato. "Mostri contro Alieni" è quindi il primo di una serie di produzioni realizzate in quest’ottica e, data l’importanza dell’evento, la sua storia non poteva che essere caratterizzata da un omaggio verso il cinema horror degli anni '50.
Da "Attack of the 50 ft. Woman" a "Il mostro della laguna nera", passando per "Godzilla", "Blob", "L’esperimento del dottor K." e le carte "Mars attack" già riprese da Tim Burton: i riferimenti estetici e simbolici sono tanti e continui. "Mostri contro alieni" risulta soprattutto un insieme di citazioni: senza dubbio divertenti per chi sa riconoscerle, anonime per tanti altri. Di suo la storia ha ben poco da dire, il concetto della diversità che si trova a dover affrontare la protagonista Susan (chiamata più volte "La sposa" strizzando l’occhio a Tarantino e al suo "Kill Bill", altra opera citazionista) viene giusto abbozzato, mentre l’epocale scontro tra i mostri "umani", chiamati a difendere la terra, e gli alieni invasori si risolve in un paio di scene d’azione avvincenti, ma abbastanza circoscritte. L’intrattenimento è garantito, ma non siamo ai livelli di un "Kung Fu Panda"(precedente titolo della Dreamworks Animations) né di film come "Sharktale" e "Shrek 2" di cui i due registi di "Mostri contro Alieni", Rob Letterman e Conrad Vernon, firmarono rispettivamente la regia. Il 3d utilizzato, se da una parte ha il merito di essere subito metabolizzato tanto che dopo poco neanche ci si accorge di avere degli occhialetti posati su naso e orecchie, dall’altra non sembra essere sfruttato al massimo: sono pochi i movimenti fatti in profondità e certe volte, durante la visione, se si vorrà provare a guardare lo schermo ad occhio nudo, ci si accorgerà che la differenza non è poi tanta. Giustificazione: siamo solo all’inizio di questo "nuovo" modo di fare cinema, abbiamo pazienza.

La curiosità: Non abbiate fretta di abbandonare la sala alla fine del film, perchè dopo i titoli di coda, una piccola sorpresa premierà i più pazienti...

La frase: "Ragazzi, fissate il livello del terrore al colore marrone, che io devo andare a cambiarmi i pantaloni!".


Star Trek



Titolo originale: 
Star Trek
Nazione: 
Stati Uniti
Anno: 
2009
Genere: 
Fantascienza
Durata: 
127'
Regia: 
J.J. Abrams
Sito ufficiale: 
www.startrek.com/...
Sito italiano: 
www.cinema.universalpictures.it/...


Cast: 
Chris Pine, Zachary Quinto, Eric Bana, Simon Pegg, Winona Ryder, Zoe Saldana, Karl Urban, John Cho, Bruce Greenwood
Produzione: 
Paramount Pictures
Distribuzione: 
UIP
Data di uscita: 
08 Maggio 2009 (cinema)

Trama:
L'incredibile avventura di "Star Trek" inizia con la storia del viaggio inaugurale di un giovane equipaggio a bordo della più sofisticata nave spaziale di tutti i tempi: la U.S.S. Enterprise. Nel corso di un viaggio ricco d'azione, comicità e pericoli cosmici, le nuove reclute dovranno trovare un modo per impedire ad un essere malvagio di portare a termine la sua folle missione di vendetta, che minaccia l'intera umanità. Il destino della galassia è nelle mani di due accaniti rivali, provenienti da mondi assai diversi fra loro. Da un lato, James Tiberius Kirk (Chris Pine), un ribelle ragazzo dell'Iowa assetato di emozioni, un leader nato in cerca di una causa da difendere. Dall'altro, Spock (Zachary Quinto), originario del pianeta Vulcano in cui domina la ragione pura, ma che, a causa della sua duplice natura umana e aliena, non è insensibile nei confronti di quelle emozioni che i vulcaniani hanno da tempo cancellato dalla loro vita. Spock è uno studente ingegnoso e determinato e sarà il primo Vulcaniano ad essere ammesso a bordo dell'Accademia della Flotta Stellare. Kirk e Spock non potrebbero essere più diversi fra loro. Ma mentre lottano per trovare la propria identità e il proprio posto nel mondo, diventano due cadetti modello e molto competitivi. Kirk, guidato da una bruciante passione e Spock, dominato invece da una logica rigorosa, saranno entrambi ammessi a bordo della più avanzata nave stellare mai creata prima, la U.S.S. Enterprise, e diventeranno due arditi e temerari avversari. L'equipaggio è guidato dal Capitano Christopher Pike (Bruce Greenwood), a cui si uniscono il medico di bordo Leonard "Bones" McCoy (Karl Urban); l'ingegnere capo della nave, Montgomery "Scotty" Scott (Simon Pegg); l'ufficiale responsabile delle comunicazioni Uhura (Zoë Saldana); l'esperto timoniere Sulu (John Cho); e il diciassettenne 'enfant prodige' Chekov (Anton Yelchin). Questo gruppo affronterà una situazione ad altissimo rischio che genererà in ognuno di loro sentimenti importanti quali la lealtà, il cameratismo, l'audacia e il buon umore, che consolideranno per sempre il loro legame. Kirk e Spock dovranno confrontarsi con un destino inesorabile: unire le proprie forze in una partnership tanto improbabile quanto potente, che consentirà loro di spingersi audacemente oltre quei confini che nessuno ha mai osato valicare.


Recensione

Sarebbe banale e inutile soffermarsi a discutere degli eccellenti effetti visivi curati dall’infallibile Industrial Light & Magic nel parlare dell’undicesima avventura cinematografica dell’equipaggio della nave spaziale più famosa della celluloide, la quale, sotto la regia di J.J. Abrams, torna alle sue origini.
Proprio così, con un notevole cast comprendente anche Bruce Greenwood ("Il mistero delle pagine perdute"), Karl Urban ("Doom"), Simon Pegg ("Star system-Se non ci sei non esisti") e Winona Ryder ("Edward mani di forbice"), il creatore della popolare serie televisiva "Lost", nonché autore del riuscito "Mission: impossible 3", ci porta a conoscenza del giovane James Tiberius Kirk, ragazzo ribelle dell’Iowa che, con le fattezze di Chris Pine ("Baciati dalla sfortuna"), viene ammesso a bordo dell’avanzatissima astronave U.S.S. Enterprise, su cui si trova anche l’ingegnoso e determinato Spock, originario del pianeta Vulcano dalle inconfondibili orecchie a punta, interpretato dal televisivo Zachary Quinto (“C.S.I.”).
E, senza esitare, ci trascina ancor prima dei titoli di testa in un tripudio di azione e meraviglie pirotecniche nel raccontare la ricerca per la propria identità attuata dai due protagonisti, alle prese con il malvagio Capitano Nero sotto il cui trucco si nasconde Eric Bana ("Hulk"); tra combattimenti e viaggi nel tempo che, non privi di rimandi alla saga "Star wars" (la sequenza con creature mostruose sulla neve sembra un chiaro omaggio a "L’impero colpisce ancora"), finiscono per coinvolgere anche il mitico Leonard Nimoy, ovviamente nei panni dell’originale Spock, apparso per l’ultima volta in "Star trek 6: Rotta verso l’ignoto", del 1991.
Con un taglio generale non troppo distante dal teen-movie fantascientifico, testimoniato anche dalle abbondanti e indispensabili dosi d’ironia; mentre l’ottimo montaggio di Maryann Brandon e Mary Jo Markey (coppia già al servizio del citato "Mission: impossible 3") impreziosisce circa 127 minuti di visione che, caratterizzati da un incalzante ritmo narrativo, sembrano strizzare in parte l’occhio al miglior Michael Bay (non a caso, gli sceneggiatori Roberto Orci e Alex Kurtzman sono gli stessi di "Transformers"), rivelandosi capaci sia di soddisfare i fan storici del mito nato dalla mente di Gene Roddenberry nel 1966, che di abbracciare il gusto delle nuove giovani generazioni affamate di emozioni.


La frase: "Lunga vita… e prosperità".

X-MEN LE ORIGINI WOLVERINE



Titolo originale: 
X-Men Origins: Wolverine
Nazione: 
U.S.A.
Anno: 
2009
Genere: 
Azione, Fantastico, Fantascienza
Durata: 
120'
Regia: 
Gavin Hood
Sito ufficiale: 
www.x-menorigins.com


Cast: 
Hugh Jackman, Ryan Reynolds, Liev Schreiber, Dominic Monaghan, Lynn Collins, Danny Huston, Daniel Henney, Taylor Kitsch
Produzione: 
Dune Entertainment, Marvel Enterprises, Twentieth Century-Fox Film Corporation
Distribuzione: 
20th Century Fox
Data di uscita: 
29 Aprile 2009 (cinema)

Trama:
Prequel degli altri X-Men, in questo nuovo film, si torna indietro di diciassette anni per scoprire le origini di Wolverine, quando Logan, innamoratissimo di Volpe d'Argento, decide di arruolarsi in un programma chiamato "Arma X", per vendicare la morte della sua amata, uccisa da un criminale che si chiama Sabretooth.


Film correlati:

  • X- Men: Il film
  • X Men 2
  • X-Men: conflitto finale


Recensione

Hanno impiegato ben quattro anni per realizzarle, ma finalmente le origini di Wolverine sono disponibili sul grande schermo per la gioia di fan grandi e piccini.

Concepito alla fine di "X-Men 2", a cui questo prequel è strettamente legato, il nuovo film interpretato da Hugh Jackman, attore che pare stia prendendo le cose migliori da Mel Gibson e Clint Eastwood, è una roboante miscela di situazioni tratte da vari fumetti degli X-Men. I patiti del comics Marvel, infatti, come sempre cercheranno di rintracciare i singoli episodi fumettistici ("Arma X", "Attrazione Fatale", "La saga di Genosha") e i personaggi, rimanendo stupefatti delle scelte operate dal regista di turno. In questo caso il maestro Gavin Hood, lo stesso dell’intenso e introspettivo "Il suo nome è Totsi".

La storia si apre con la triste infanzia di Wolverine e Victor Creed (futuro Sabretooth), e scopriamo che i due sono fratelli. Dopo un lungo periodo di vita insieme combattendo tutte le guerre del Mondo, Wolverine decide di rifugiarsi pacificamente su una montagna in Canada e lavorare come boscaiolo. Purtroppo, sulle sue tracce si mette proprio il fratello, guidato dal Comandante Styker, che lo convince a sottoporsi a un esperimento genetico. Wolverine accetta, ma ben presto si pente della scelta fatta e tornare indietro non sarà affatto facile...

Ci troviamo davanti a quello che probabilmente è il film migliore della saga degli X-Men. In fondo, va detto chiaramente, anche gli altri film, pur essendo corali, si incentravano soprattutto sul personaggio di Wolverine quindi perché non farne direttamente uno su di lui? Scelta azzeccata, e dopo "Iron Man", troviamo un altro pezzo da novanta nella scuderia Marvel, che a differenza della rivale DC Comics ("Watchmen", "Dark Knight") decide di puntare sull’intrattenimento puro (in fondo cosa altro sono i fumetti?) abbandonando quasi ogni introspezione drammatica. "X-Men Origini: Wolverine", quindi, diverte, e tanto! Spazzando via in un attimo tutto ciò che avete letto del personaggio, e riscrivendo una storia a misura di Cinema. Entusiasmante.

Ottimi gli interpreti. Come già detto Hugh Jackman tiene le redini e come Wolverine è semplicemente fenomenale. Speriamo che non abdichi mai il ruolo a favore di qualcun altro! Il resto del cast diverte e convince. Ritroviamo il fratello di "Defiance – I giorni del coraggio" Liev Schreiber, nei panni di Sabretooth che gli calzano a pennello; diverte al contempo vedere il bellissimo Ryan Reynolds trasformato in mostro per il ruolo di Deadpool. Cameo per Dominic Monaghan, disperso dall’isola di "Lost" e ancora alla ricerca di un ruolo profondo sul grande schermo. Carenza di donne all’altezza della situazione, invece: i maschietti sono avvisati!

Come sempre, del resto, non mancano i colpi bassi per gli appassionati. Vedere alcuni personaggi relegati a ruoli secondari (Emma Frost, Heather Hudson...) lascia l’amaro in bocca. Ma ormai è chiaro. Che siate d’accordo o no, alla Marvel devono aver pensato che Cinema non è Fumetto, e che di fatto i personaggi sulla pellicola vivono una vita alternativa rispetto a quella delle pagine stampate. E quindi ecco venire a conoscenza anche delle origini degli X-Men, con Ciclope che aiuta Wolverine a fuggire, o Emma Frost che soccorre i mutanti prigionieri nella solita "Alcatraz mutante".
Un gran casino? No, solo la fervida immaginazione Marvel, che malgrado anni e anni di saghe, storie e avventure continua a immaginare situazioni nuove o nuovi punti di vista. Re-inventandole e riscrivendole con la capacità, davvero magica, di rimanere fedeli a se stessi e a quei personaggi. Una capacità usata anche nei loro albi, che non ha mai smesso di stupire e appassionare.

Curiosità: Non perdetevi la piacevole sorpresa dopo i titoli di coda...!!

La frase: "Lascia scorrere la rabbia, fai vincere il tuo lato oscuro!".


Moonacre - I segreti dell'ultima luna



Titolo originale: 
The Secret of Moonacre
Nazione: 
Ungheria, Regno Unito, Francia
Anno: 
2008
Genere: 
Avventura, Fantastico, Romantico
Durata: 
98'
Regia: 
Gabor Csupo
Sito ufficiale: 
www.thelittlewhitehorse.com


Cast: 
Ioan Gruffudd, Dakota Blue Richards, Tim Curry, Natascha McElhone, Juliet Stevenson, Augustus Prew, Andy Linden, Michael Webber, George Mendel, Sandor Istvan Nagy
Produzione: 
Forgan-Smith Entertainment, Aramid Entertainment Fund, Eurofilm Stúdió, Sensible Films, UK Film Council
Distribuzione: 
Moviemax
Data di uscita: 
12 Giugno 2009 (cinema)

Trama:
Dopo la morte del padre, la piccola Maria Merryweather, é costretta ad abbandonare la vita agiata di Londra e trasferirsi nei territori di Moonacre insieme alla sua tata. Sarà ospite di un lontano parente, del quale ignorava persino l'esistenza. La casa é l'antica dimora della sua famiglia e come tutte le vecchie case é ricca di storie e di segreti... Scoprirà, infatti, di essere l'ultima principessa della Luna e che sulle sue spalle pesa la responsabilità di riparare agli errori dei suoi antenati, altrimenti il regno di Moonacre sprofonderà nell'oceano...


Recensione

In fatto di lungometraggi indirizzati al pubblico dei giovanissimi, il famoso animatore ungherese Gabor Csupo aveva già firmato nel 2007 l’apprezzabile "Un ponte per Terabithia", tratto dal romanzo di Katherine Paterson che, pubblicato nella seconda metà degli Anni Settanta, includeva veri e propri riferimenti al quasi contemporaneo "Le cronache di Narnia" di Clive Staples Lewis.
Anche in questo caso, nel raccontare su celluloide le avventure della tredicenne Maria Merryweather (Dakota Blue Richards) che, trasferitasi presso la casa dell’eccentrico zio Benjamin (Ioan Gruffudd) in seguito alla morte del padre, finisce catapultata in un mondo fantastico attraverso il misterioso libro ricevuto in eredità dal defunto, Csupo parte dalla letteratura; ovvero da "The little white horse", scritto nel 1946 dalla gallese Elizabeth Goudge e già più volte portato sul piccolo schermo, oltre che annoverato spesso tra i modelli che potrebbero avere ispirato J.K. Rowling per il concepimento della saga di Harry Potter.
Con il Tim Curry di "The rocky horror picture show" (1975) nei panni del cattivo Coeur De Noir e la Natascha McElhone di "The Truman show" (1998) in quelli della principessa della luna, quindi, siamo ancora una volta dalle parti de "La storia infinita" (1984), ma, probabilmente a causa del budget non proprio stratosferico, il regista sembra prendere le distanze sia dal classico di Wolfgang Petersen che dal citato universo narniano, ponendo in secondo piano gli effetti speciali.
Tra unicorni e cavalli d’acqua, infatti, presta maggiore attenzione a tutto ciò che riguarda costumi, fotografia e scenografie, il cui connubio finisce per conferire all’operazione il look di una di quelle fiabe che arrivavano al cinema tanto tempo fa.
Fiabe che, recuperate oggi, si riguardano con tenerezza e nostalgia, ma i cui connotati quasi teatrali, trasferiti in una produzione come questa, datata 2008, le permettono soltanto di assumere le poco invidiabili fattezze di un elaborato proto-televisivo a seguito dell’inevitabile confronto con gli standard dell’odierno fantasy su pellicola.
Tanto più che stiamo parlando di un film che, seppur adatto allo spettatore under 12, si presenta privo di sequenze particolarmente memorabili.

La frase: "Benvenuti a Moonacre".

Angeli e Demoni



Titolo originale: 
Angels & Demons
Nazione: 
U.S.A.
Anno: 
2009
Genere: 
Drammatico, Thriller
Durata: 
138'
Regia: 
Ron Howard
Sito ufficiale: 
www.angelsanddemons.com
Sito italiano: 
www.angeli-e-demoni.it


Cast: 
Tom Hanks, Ayelet Zurer, Ewan McGregor, Stellan Skarsgård, David Pasquesi, Cosimo Fusco, Allen Dula, Pierfrancesco Favino, Carmen Argenziano, Gino Conforti
Produzione: 
Columbia Pictures, Imagine Entertainment, Sony Pictures Entertainment
Distribuzione: 
Sony Pictures Releasing Italia
Data di uscita: 
13 Maggio 2009 (cinema)

Trama:
Langdon scopre le prove della rinascita di un'antica confraternita segreta conosciuta come gli Illuminati, la più potente organizzazione sotto copertura della Storia, e deve anche fronteggiare un pericolo mortale per la sopravvivenza del nemico più disprezzato da questa confraternita: la Chiesa cattolica. Quando Langdon apprende che manca poco all'esplosione di una bomba piazzata in Vaticano dagli Illuminati, arriva in aereo a Roma, dove si allea con Vittoria Vetra, una bellissima ed enigmatica scienziata italiana. Imbarcandosi in una caccia senza soste e piena d'azione attraverso cripte sigillate, catacombe pericolose, cattedrali abbandonate e anche nel cuore della tomba più riservata sulla faccia della Terra, Langdon e Vetra seguono una scia di indizi risalenti a quattrocento anni prima , composti da simboli antichi, che rappresentano l'unica speranza di sopravvivenza per il Vaticano


Recensione 

Tre anni dopo “Il codice DaVinci” tornano Ron Howard e Tom Hanks nell’adattamento cinematografico di un altro best seller scritto da Dan Brown: “Angeli e demoni”, prima avventura letteraria avente come protagonista il docente di simbologia Robert Langdon.

Città del Vaticano. Alla morte del Santo Padre vengono rapiti tutti e quattro i cardinali che dovrebbero succedergli. Opera degli Illuminati, una setta profana che vuole distruggere lo Stato del Vaticano. Per fronteggiare tale minaccia, il concistoro assolda Robert Langdon per investigare sui rapimenti e salvare la Chiesa. L’uomo quindi comincia un’indagine che lo porterà nel luogo dove è custodito un angelo...

Leggendo Angeli e demoni, come anche il successivo Il codice Da Vinci, ci si chiede, non senza un pizzico di inquietudine, fin dove uno scrittore (artista, inventore, narratore, ecc..) possa spingersi nell’utilizzare, ai soli fini dell’intrattenimento, elementi della Storia e della Religione senza rendere conto di tutto ciò che su quegli stessi elementi è stato scritto o detto precedentemente. Dan Brown, maestro dell’intrattenimento scacciapensieri, della lettura da spiaggia o da viaggio in treno, affonda ancora una volta le mani in argomenti e conoscenze che rasentano la cialtroneria e l’evidente ricostruzione storica. Lo scopo, ancora una volta, è il far parlare di sé, il muovere il seme del dubbio, infondere la teoria del complotto.

In questo caso, poi, niente di più semplice che andare a ripescare l’antico mito degli Illuminati, setta para-governativa che muoverebbe le fila del Mondo come fosse una marionetta. Ron Howard e Tom Hanks, sottostando al gioco, usano tutta la loro esperienza per replicare, di fatto, lo stesso film che nel 2006 aveva tanto fatto parlare di sé. Quello che lo spettatore si vede davanti agli occhi è un film fotocopia, avente la stessa, medesima struttura narrativa. Inseguimento iniziale, scoperta del cadavere, indagine, e luogo segreto rivelato alla fine. In questo caso non è la piramide di vetro posta davanti al Louvre, ma qualcosa di estremamente simile a livello concettuale. Basti pensare che la storia è ambientata a Roma e che l’indizio è un angelo...

Difficile non rimanere perplessi di fronte la quasi totale assenza di idee, di innovazioni e di vere emozioni. Il tutto si riduce a un film che risulta più gradevole del precedente, ma solo perché persino più improbabile.


La frase: "...Sono tornati per vendicarsi...".