IL GLOBO

domenica 6 giugno 2010

Ninja Assassin

Titolo originale:  Ninja Assassin
Nazione:  U.S.A., Germania
Anno:  2009
Genere:  Azione, Drammatico, Thriller
Durata:  96'
Regia:  James McTeigue
Sito ufficiale:  www.ninja-assassin-movie.warnerbros.com
Sito italiano:  wwws.warnerbros.it/ninjaassassins

Cast:  Sung Kang, Randall Duk Kim, Jonathan Chan-Pensley, Yuki Iwamoto, Ben Miles, Naomie Harris, Rain, Linh Dan Pham, Linh Dan Pham
Produzione:  Warner Bros. Pictures, Silver Pictures, Studio Babelsberg, Translux
Distribuzione:  Warner Bros.
Data di uscita:  04 Dicembre 2009 (cinema)

Trama:
Dopo aver perso i genitori ed essersi ritrovato solo, Raizo, viene accolto nell'Ozunu Clan, una società segreta che per molti é solo una leggenda. Addestrato ad uccidere, Raizo, diventa uno dei più temibili killer, ma quando il clan ammazza uno dei suoi migliori amici, non ci pensa due volte e prepara la sua vendetta...


Recensione

Quando videogame e manga si incontrano sul grande schermo, può capitare di trovarsi di fronte a ibridi come questo "Ninja Assassin", diretto da James McTeigue già regista del buon adattamento di "V for Vendetta".

Raizo è un orfano trasformato da bambino in spietato assassino dal clan Ozunu. Quando però le dure regole del clan condannano a morte una persona molto vicina a Raizo, quest’ultimo decide di tradire il gruppo. Raizo, inseguito e braccato dai suoi vecchi compari, si ritroverà coinvolto in una guerra tra gang di stampo mafioso...

Chiarito che il riferimento iniziale a videogame o fumetti è solo un pretesto per scoprire la natura mordi e fuggi di Ninja Assassin, bisogna dire che la regia di McTeigue questa volta si abbandona totalmente all’azione più sfrenata, concedendosi più di una incursione nel vero e proprio "splatter". Il che si traduce visivamente in smembramenti, squartamenti, amputazioni e una pioggia di sangue praticamente ininterrotta dall’inizio fino ai titoli di coda. Da leccarsi i baffi, insomma.

Il ritmo tachicardico, inoltre, asseconda una sceneggiatura a intrecci scritta dalle abili mani di J.M. Straczjnski, in questa sede decisamente influenzato dal trascorso nel mondo dei comic. Il risultato però non soddisfa. Personalità stereotipate e soluzioni già viste spalleggiano i dialoghi che vorrebbero apparire impegnati (della serie: "Ne resterà solo uno", modello Highlander), ma che invece risultano assai buffi e a volte persino fuori contesto.

Rimane il soggetto, allora, affascinante e intrigatante, basato com’è sul mito antico dei guerrieri ombra. Ma è troppo poco. Senza neppure degli attori efficaci, si finisce per grattarsi la testa davanti un mare di sangue un po' spaesati e con la voglia di ripescare Van Damme, Dolph Lundgren, Steven Seagal e compagnia bella.

La frase: "Un guerriero ombra? Non farmi ridere vecchio!".
 

Alice in Wonderland


Titolo originale:  Alice in Wonderland
Nazione:  U.S.A.
Anno:  2010
Genere:  Fantastico, Avventura, Animazione
Durata:  110'
Regia:  Tim Burton
Sito ufficiale:  www.disney.go.com/disneypictures/...
Sito italiano:  www.disney.it/Film/alice

Cast:  Mia Wasikowska, Johnny Depp, Helena Bonham Carter, Crispin Glover, Anne Hathaway, Stephen Fry, Christopher Lee, Michael Sheen, Alan Rickman, Timothy Spall
Produzione:  Roth Films, Team Todd, Tim Burton Productions, Walt Disney Pictures, The Zanuck Company
Distribuzione:  Walt Disney Studios Motion Pictures Italia
Data di uscita:  03 Marzo 2010 (cinema)

Trama:
Nuova versione, in stile gotico, dell'affascinante storia di "Alice nel Paese delle Meraviglie". Questa volta troviamo un'Alice un po' più grande, che abbandonato un party troppo noioso, finisce per inseguire il Bianconiglio dentro la sua tana, precipitando nel mondo fantastico che già dieci anni prima aveva visitato. Alice, però, di quella visita non ricorda niente ed ora deve decidere se aiutare gli strani abitanti di questo posto nel preparare la loro attesa rivolta...


Recensione

Quando si sparse la notizia che Tim Burton avrebbe ricreato il paese delle meraviglie, tutti i fan del regista americano hanno cominciato a trepidare immaginando il possibile risultato. Quale occhio migliore poteva spaziare in un mondo fantastico come quello di Alice senza alcun vincolo di realtà, giocando su colori, forme, atmosfere, malinconia e romanticismo? Si parlava di connubio perfetto, si aspettava il capolavoro. Così non è.
Premessa: parliamo di un buon film. Storia fluida, una prima parte divertente dove il sottoterra senza regole in cui cade Alice colleziona paradossi e personaggi strambi come ci si aspettava ed una seconda leggermente sotto tono, ma comunque passabile. Fin dall’inizio viene messa in chiaro la missione della protagonista, salvare il regno dalla prepotenza della regina di cuori, così da poter avere un inizio e una fine lineare che faccia da fil rouge a tutta la vicenda. Purtroppo questa struttura così ordinata è il limite principale del film. La volontà di dare un senso al viaggio di Alice lega Burton ad un canovaccio che tanto ricorda "Le cronache di Narnia" e tanti altri fantasy del recente passato. La straordinarietà dei libri di Lewis Carrol prima (scritti tra il 1865 e il 1871) e l’omonimo film della Walt Disney poi (1951), era nel suo apparire davvero un’avventura fuori di testa, piena di non-sense e pindariche associazioni di idee. La forza dei due testi di Carrol risiedeva così tanto in questa sorta di "pazzia ragionata", che il cartone animato della Disney ne fece una trasposizione che in molti interpretarono come un manifesto sul potere entusiasmante delle droghe (in particolare l’LSD). Allucinazioni, eccitazione, doppia realtà e così via. Il film di Burton inventa un passato da orfana di padre per Alice (qui adulta e non più bambina come nelle versioni precedenti) per poi giustificare la sua didattica caduta in "Underland-sottoterra" (anziché l’originale "Wonderland"). Sembra un po' lo schema di "Hook - Capitan Uncino" di Steven Spielberg con il Peter Pan cresciuto. La morale della favola "assumersi le proprie responsabilità e diventare grandi", sembra buttata lì senza convinzione, i parallelismi tra i personaggi reali e quelli incontranti nel sogno sono forzati, l’interessante rapporto dualistico tra le sorelle regine si conclude senza chiudere completamente le trame aperte, ma tagliando corto, quasi a non volere calcare la mano. I paesaggi sono abbastanza dark come da aspettativa, ma si perdono all’interno di una storia che non prende mai per lo stomaco, non emoziona scavando nella sensibilità dello spettatore facendolo volare con la fantasia ed avvicinarsi al cuore per l’emozione come altre storie del papà di "Edward mani di forbice". La sensazione finale è che ci si trovi di fronte ad un film più Disney che Burton, più convenzionale che straordinariamente fuori dalle regole. Un fantasy tradizionale scritto e diretto su commissione, non per vera ispirazione personale. Il balletto "deliranza" di Johnny Depp alias Cappellaio matto, per taglio di montaggio, durata e scelta della musica è addirittura uno dei punti più bassi della cinematografia del regista, un vero e proprio momento trash di cui si sarebbe fatto volentieri a meno. Dopo il non irresistibile "Sweeney Todd", siamo di fronte ad un altro mezzo passo falso di Tim Burton.
Il girare remake o pseudo tali non fa per lui: i suoi lavori meno riusciti sono infatti proprio "Il pianeta delle scimmie", "Sweeney Todd" ed ora "Alice in the Wonderland". Il 3d utilizzato è stato aggiunto in post-produzione ("Avatar" invece è stato girato direttamente in 3d) e non è necessario per un pieno godimento del film. Nota di merito per Helena Bonham Carter, la sua interpretazione da regina di cuori è senza dubbio la migliore del film, nonostante un Depp che, come al solito, gioca ad imbruttirsi e ad apparire fuori di testa. Concludiamo con un auspicio: che Tim Burton non abbia perso il suo lato fanciullesco e riesca a trarre da lì le sue prossime storie e visioni. Ne abbiamo bisogno.

La frase: "I cani, quelli si bevono tutto".
 

giovedì 29 aprile 2010

Il Mondo dei Replicanti

Titolo originale:  Surrogates
Nazione:  U.S.A.
Anno:  2009
Genere:  Thriller, Azione
Durata:  104'
Regia:  Jonathan Mostow
Sito ufficiale:  www.chooseyoursurrogate.com
Sito italiano:  www.ilmondodeireplicanti.it

Cast:  Bruce Willis, Radha Mitchell, Rosamund Pike, Ving Rhames, Michael Cudlitz, Jack Noseworthy, Valerie Azlynn, Devin Ratray
Produzione:  Touchstone Pictures, Mandeville Films, Road Rebel
Distribuzione:  Walt Disney Studios Motion Pictures Italia
Data di uscita:  08 Gennaio 2010 (cinema)

Trama:
Ispirato alla graphic novel "The Surrogates" e ambientato nel 2054, in un futuro dove gli uomini interagiscono solo tramite i loro cloni-robot, il film vede come protagonista un agente dell'FBI, che indaga sulla morte di un giovane, che sembra essere collegata proprio all'ideatore della tecnologia che permette la possibilità di clonare la propria persona...


Recensione

Tratto dalla graphic novel "The surrogates" (che è anche il titolo originale del film) scritta da Robert Venditti e disegnata da Brett Wendele, "Il mondo dei replicanti" immagina un futuro non troppo lontano popolato da robot tali e quali agli umani telecomandati a distanza da ogni cittadino. Attraverso un casco che ricorda molto i primi esperimenti di realtà virtuale degli anni ’90, ogni persona vive attraverso gli occhi del proprio "manichino": se questi si distrugge o subisce qualche danno, basta costruirne un altro e ricreare la connessione. Il risultato è un mondo senza omicidi e con pochi reati, sicuro, ma al contempo freddo, dove l’amore è fatto di scariche elettriche e sfregamenti di plastica. Una serie di omicidi scuote però il quieto vivere dei tanti automi: ad indagare ci penserà un detective (Bruce Willis) ancora traumatizzato dalla perdita del figlio (a cui non aveva fatto costruire un replicante).
Lo spunto di partenza è quanto mai affascinante, forse difficile da comprendere senza aver visto il film (qui sopra abbiamo fatto del nostro meglio), ma dalle potenzialità infinite. Poiché le persone sono in realtà tutti robot e difficilmente si muore davvero, sparatorie, inseguimenti (in auto e a piedi) e tutto ciò che riguarda l’”action” può essere spinto al massimo (se devi scappare , non ti devi porre il problema del non investire le persone per strada).
Purtroppo Jonathan Mostow (un regista bravo con gli effetti speciali da cui ci si aspettava molto di più) sembra non cogliere questi margini di manovra e si accontenta di qualche scena adrenalinica qua e là, peraltro non particolarmente coinvolgente. A pesare ancor più sulla bontà del film, è una trama quanto mai banale: sia la morale della storia che le motivazioni che spingono i cattivi sono chiare fin dall’inizio e non regalano alcun motivo di interesse. Un vero peccato dato il grande budget messo a disposizione dalla produzione (circa 80milioni di dollari) e un Bruce Willis che porta normalmente sempre a casa il risultato. Ciò che manca a "Il mondo dei replicanti" è soprattutto la sua capacità di essere moderno: il cinema d’azione di oggi è molto più "realista" nelle trame (non tutto finisce sempre per il meglio) e contaminato, a livello di immagini, dalla grande produzione di video amatoriali che ogni giorno si vedono su internet (che siano reportage di guerra o altro). Non è più tempo per il cinema rassicurante degli anni ’90, dove tutto alla fine ritornava al suo posto dopo che l’eroe aveva fatto il proprio dovere. Il futuro che ci offre "Il mondo dei replicanti" per quanto concettualmente affronti un discorso latamente interessante (i limiti della biogenetica) appare troppo artefatto e lontano da qualsiasi emozione vera. Non parliamo di un film brutto, ma di un film medio, guardabile e dimenticabile nel giro di novanta minuti: di certo non una visione "obbligata".

La frase: "Ancora nessuna parola su quando, e se, i replicanti saranno rimessi in funzione. Sembra, almeno al momento, che dovremmo cavarcela da soli".


Io e Marilyn

Titolo originale:  Io e Marilyn
Nazione:  Italia
Anno:  2009
Genere:  Commedia
Durata:  96'
Regia:  Leonardo Pieraccioni
Sito ufficiale:  ioemarilyn.it.msn.com

Cast:  Leonardo Pieraccioni, Massimo Ceccherini, Biagio Izzo, Luca Laurenti, Rocco Papaleo, Francesco Guccini, Suzie Kennedy
Produzione:  Levante Film
Distribuzione:  Medusa
Data di uscita:  18 Dicembre 2009 (cinema)

Trama:
Appena lasciato dalla moglie, Gualtiero, un uomo che vive riparando piscine, cerca di andare avanti come sempre, frequentando i suoi amici, tra i quali due gay che gestiscono una pasticceria. Un giorno, i tre, decidono di fare una seduta spiritica e Gualtiero invoca nientemeno che lo spirito di Marilyn. Da quel giorno la donna comincerà ad apparire nella sua cucina, ma nessuno vuole credere alle sue visioni, nessuno tranne un altro suo amico ed uno psichiatra che cercheranno di dargli una mano...


Recensione

Leonardo Pieraccioni interpreta Gualtiero Marchesi (come il cuoco, ma non è lui!), il quale organizza una improbabile seduta spiritica con gli amici invocando lo spirito di Marilyn Monroe (Suzie Kennedy), che da quel momento lo segue ovunque vada. Dapprima non crede ai suoi occhi, ma una volta abituatosi alla sua presenza si fa aiutare nel tentativo di riconquistare l’affetto della ex-moglie (Barbara Tabita), ora fidanzata con un altro (Biagio Izzo), e il rispetto della figlia quindicenne (Marta Gastini).

Di solito i film di Pieraccioni sono i più garbati che si trovano in sala nel periodo di Natale: come è tipico della commedia all’italiana, riescono a intrecciare gag esilaranti a una leggerissima vena malinconica. Infatti, "Io & Marilyn" è una pellicola che inframmezza la solita vena goliardica a una serie di accennate riflessioni sulla realtà di oggi: dalla famiglia allargata, alle coppie di fatto, da alcune ipotesi sull’aldilà, alla scelta di una vita fatta di sacrifici ma vera piuttosto che fatta di sogni e inconcludente. Ovviamente non ci si deve aspettare un saggio sociologico, né spirituale, è semplicemente una simpatica commedia natalizia in cui un cast affiatato, su cui spicca Rocco Papaleo che interpreta un personaggio a dir poco surreale, si diverte e fa divertire il pubblico.
Quest’anno si aggiungono nuovi elementi come Biagio Izzo e Luca Laurenti, che s’innestano perfettamente in una realtà ben collaudata e arricchiscono il crogiuolo di dialetti che colorisce il film. E infine c’è Marilyn, che dispensa consigli di vita, sfiora leggera e impalpabile le vicende, proprio come un fantasma, e introduce un tono vagamente fantastico (molto di moda ultimamente) a quelli della commedia.
Se nelle sale non troverete altro che cinepanettoni, questo film è decisamente la scelta più gradevole.

La frase: "Ama, perché chi ama non muore mai".
 

Piovono Polpette


Titolo originale:  Cloudy with a Chance of Meatballs
Nazione:  U.S.A.
Anno:  2009
Genere:  Animazione
Durata:  90'
Regia:  Phil Lord, Chris Miller
Sito ufficiale:  www.sonypictures.com/movies/cloudywithachanceofmeatballs
Sito italiano:  www.piovonopolpette.it

Cast (voci):  Bill Hader, Anna Faris, James Caan, Andy Samberg, Bruce Campbell, Mr. T, Bobb'e J. Thompson, Benjamin Bratt, Lauren Graham
Produzione:  Sony Pictures Animation
Distribuzione:  Sony Pictures Releasing Italia
Data di uscita:  23 Dicembre 2009 (cinema)

Trama:
Impegnato nella risoluzione di un problema che interessa tutta l'umanità, eliminare il problema della fame nel mondo, lo scienziato Flint Lockwood, dovrà accantonare per un po' le sue preoccupazioni, per affrontare un'emergenza altrettanto gravo ma molto più urgente..., delle enormi e pericolose polpette stanno cadendo dal cielo, mettendo tutti in grave pericolo..

Recensione 

La trasformazione dell'acqua in cibo. E' un giovane, indipendente scienziato (fin da ragazzino, già creativamente bizzarro e deriso a scuola, voleva fortemente diventarlo) ad aver realizzato un macchinario che, volatosene in cielo come un satellite, nei piatti dei concittadini fa precipitare alimenti cucinati a richiesta.
Scritto e diretto dagli esordienti Phil Lord e Christopher Miller (vengono dalla televisione), in quanto trasposizione del libro illustrato per bambini "Cloudy with a Chance of Meatballs" di Judi Barrett "Piovono polpette" ne rappresenta l'estensione e lo sviluppo.
Inusuali e marcati i contenuti: rispetto al movente iniziale (il problema della fame nel mondo) il film sbeffeggia il modello nutrizionale statunitense, con la sovrapproduzione di vivande tipiche da catena di ristorazione "fast food", geneticamente modificate, causa di obesità (arrivando fino al coma) e di montagne strabordanti di rifiuti. Alla base, ne individua le responsabilità collettive ("l'ha fatto su ordinazione, è ora che paghiamo il conto") e politiche (il sindaco ingordo), tirando in ballo anche la crisi economica (la chiusura dell'industria locale di lavorazione delle sardine). Dal punto di vista formale, al campionario dei personaggi principali e minori ispirati ai pupazzi Muppets ci si affeziona subito (la scimmia-aiutante che il protagonista ha dotato di un apparecchio verbalizzatore di pensieri, la metereologa televisiva, il poliziotto afroamericano, il medico immigrato, ma sopra tutti l'espressività di un triste padre vedovo con gli occhi completamente coperti da folte sopracciglia). E poi abbondano inventiva, umorismo che ammicca agli adulti, dinamicità ed istantanee, situazioni, episodi non-sense, originali e a volte spassosi. Per una storia che fa il verso al cinema catastrofico, in un crescendo in cui viene valorizzata la spettacolarità del 3D.

La frase: "Mangia finchè scoppi".

Avatar




Titolo originale:  Avatar
Nazione:  U.S.A.
Anno:  2009
Genere:  Azione, Fantascienza, Thriller
Durata:  166'
Regia:  James Cameron
Sito ufficiale:  www.avatarmovie.com
Sito italiano:  www.avatarilfilm.it

Cast:  Sam Worthington, Zoe Saldana, Laz Alonso, Sigourney Weaver, Michael Biehn, Wes Studi, Joel Moore, CCH Pounder
Produzione:  Twentieth Century-Fox Film Corporation, Giant Studios Inc., Lightstorm Entertainment
Distribuzione:  20th Century-Fox
Data di uscita:  15 Gennaio 2010 (cinema)
Nomination Oscar 2010

Trama:
Jake Sully, é un ex marine costretto a vivere su una sedia a rotelle. Nonostante la disabilità fisica, nel cuore Jake è rimasto un combattente. Viene arruolato e, dopo un viaggio di alcuni anni luce, raggiunge l'avamposto degli umani su Pandora, dove un consorzio di aziende è impegnato nell'estrazione di un raro minerale, indispensabile per risolvere la crisi energetica sulla Terra. Poiché l'atmosfera di Pandora è tossica, è stato sviluppato il Programma Avatar, che permette di collegare la coscienza umana a un avatar, cioè un corpo biologico guidato a distanza, in grado di sopravvivere all'atmosfera letale del pianeta. Questi avatar sono ibridi geneticamente modificati in cui il DNA umano è stato mescolato con quello della popolazione indigena di Pandora... i Na'vi. Rinato nel corpo di un avatar, Jake può camminare di nuovo e dare inizio alla missione che gli è stata assegnata: infiltrarsi nel mondo dei Na'vi, che sono diventati un serio ostacolo per le attività estrattive del prezioso minerale. Ma una bellissima donna Na'vi, Neytiri, gli salva la vita e questo cambia tutto. Jake viene accolto nel suo Clan e impara ad essere uno di loro, dopo avere superato molte prove e vicissitudini. Man mano che il rapporto tra Jake e la riluttante insegnante Neytiri si approfondisce, l'uomo impara a rispettare i Na'vi e il mondo in cui vivono e, alla fine, si schiera dalla loro parte. Presto Jake dovrà affrontare la prova finale, guidando i Na'vi in una battaglia epica che deciderà il destino di un mondo intero.


Recensione
Si dice che d’ora in poi nella storia del cinema si parlerà di un "ante-Avatar" e di un "post-Avatar". Di certo quasi tutte le storie possibilmente immaginabili sono state raccontate sul grande schermo (se si parla di linee portanti della narrazione), quindi la definizione di apertura ("post e ante Avatar") può riferirsi ad un solo aspetto: quello tecnico. La tecnologia con cui è stato realizzato "Avatar" è già un punto di partenza di tanti film del presente e lo sarà sempre più per quelli del futuro, così come lo sono stati la trilogia di "Il signore degli anelli" (2001) e "Jurassic Park" (1993). Se vi dicessimo che la novità è il 3D potreste obiettare che è già da tempo che arrivano film su grande schermo arricchiti da questo rinnovato formato. La ragione però è che, nonostante Cameron sia stato con "Avatar" il primo regista a lavorare sul nuovo 3D, mentre realizzava il suo film le scoperte tecniche sono state così frequenti e così qualitativamente alte, che ha preferito rimandarne l’uscita per renderlo visivamente più affascinante di quanto già non fosse. Dalla scrittura della sceneggiatura all’uscita di "Avatar" sono passati tredici anni e nel frattempo molte produzioni hanno utilizzato gli studi fatti dalla troupe di Cameron per realizzare film con meno pretese, ma sempre in 3D. Cameron è un ambizioso, quando vinse undici Oscar per "Titanic" (record sia di statuette che di incassi della storia del cinema) disse "Sono il re del mondo". Presuntuoso? Senza dubbio. Ma ben vengano i presuntuosi quando spingono più in là i limiti dell’arte. Cameron è stato uno dei primi registi, assieme a Peter Jackson e Robert Zemeckis, a lavorare sulla "performance capture" (la tecnica che cattura, attraverso dei sensori, le espressioni del viso di un attore e le riporta su di un personaggio virtuale, come Gollum o le figure di "Polar express" ad esempio) e il risultato è che oggi come oggi non ci sono più limiti ai movimenti della macchina da presa o alle azioni di un attore. Tutto è possibile, ogni scenografia è ricreabile e la si può indagare in lungo e in largo. Certo, servono i soldi, ma per Hollywood questo non è un problema, anche perché il lavoro da apripista fatto da Cameron abbasserà i costi futuri di chi vorrà investire in queste tecnologie.
"Avatar" nasce da queste premesse e non solo. Così come lo spettatore è invitato a indossare gli occhialetti ed entrare in un nuovo tipo di cinema, così la storia raccontata ha al suo centro il viaggio di un uomo dentro un nuovo mondo d’immagini e colori. Il marine dell’esercito che comanda a distanza un "Avatar", ovvero un umanoide tale e quale alle figure che abitano il pianeta di Pandora, compie un analogo percorso a quello dello spettatore con le lenti davanti gli occhi. Insomma, Cameron non si limita a utilizzare la tecnologia, ma la racconta. Il bello è che allo stesso tempo la trama da lui narrata è più che mai vicina al mito del buon selvaggio: il progresso portato dagli umani è identificato con il male. I buoni sono invece i neo-indiani Na’-vi, creature in pace con quella natura da cui traggono forza e benessere. Spettacolo, dramma, avventura, patriottismo, fantascienza e fantasy: dentro "Avatar" c’è un po’ di tutto, persino un finale alla "Shrek". Forse la lunghezza è eccessiva per un racconto che scopre ben presto le proprie carte, ma la capacità di Cameron di immaginare e ricreare non solo un intero mondo e le sue creature, merita qualche minuto in più anche di semplice osservazione. Ne paga l’aspetto emozionale della pellicola: si entra in Pandora, ma non nei suoi personaggi, almeno non fino in fondo. Non si può però pretendere tutto: per fortuna il cinema ha ancora margini per migliorare sé stesso e non è detto che debbano essere per forza in 3D.

La frase: "Io ti vedo".


lunedì 12 aprile 2010

Bangkok Dangerous - Il Codice dell'Assassino


Titolo originale:  Bangkok Dangerous
Nazione:  U.S.A.
Anno:  2008
Genere:  Azione, Thriller
Durata:  100'
Regia:  Oxide Pang Chun, Danny Pang
Sito ufficiale:  www.bangkokdangerousmovie.net
Sito italiano:  www.bangkokdangerousilfilm.it

Cast:  Nicolas Cage, Shahkrit Yamnarm, Charlie Yeung, Panward Hemmanee, James With, Philip Waley, Shaun Delaney, Dom Hetrakul, Nirattisai Kaljaruek, Namngen Boonnark
Produzione:  Bangkok Dangerous, Blue Star Pictures, Living Films
Distribuzione:  Eagle Pictures
Data di uscita:  29 Gennaio 2010 (cinema)

Trama:
Uno spietato killer arriva in Tailandia per compiere una serie di omicidi su commissione: qui in seguito ad una serie di avvenimenti, la sua vita cambierà radicalmente. Joe (Nicolas Cage) è un killer senza rimorsi, si trova a Bangkok per assassinare quattro nemici di uno spietato boss della criminalità di nome Surat. A questo scopo recluta Kong (Shahkrit Yamnarm), un ladruncolo di strada, il cui compito sarà quello di svolgere alcune commissioni per conto suo. A dispetto dei suoi piani e della sua natura di lupo solitario, Joe si ritrova a fare da mentore al giovane Kong e si innamora di una ragazza che fa la commessa in un negozio locale. Lentamente e inesorabilmente Joe cade preda dell’influenza e della bellezza intossicante di Bangkok, inizia a mettere in discussione la sua esistenza solitaria e ad abbassare la guardia... proprio ora che Surat ha deciso di sbarazzarsi di lui.


Recensione

Remake dell’omonimo film del 1999 sempre diretto dai fratelli Pang (Oxide e Danny), "Bangkok dangerous" cambia la nazionalità del proprio protagonista (da asiatico ad americano) per venire incontro alle esigenze del box office a stelle e strisce ed abbracciare il maggiore pubblico possibile. Ad interpretare un killer professionista con rinnovati scrupoli di coscienza è Nicolas Cage, un attore che di certo non passa inosservato e che calamita su di sé tutta la vicenda.
Se in altre pellicole il suo carisma è stato un punto di forza, purtroppo in "Bangkok dangerous" la sua voglia di stare sempre al centro della storia, appesantisce un thriller per altri aspetti veloce e accattivante. Cage è anche produttore della pellicola e sicuramente questo ha pesato (sia in termini di pose che di motore della vicenda) sulle scelte registiche e narrative dei due registi.
Dietro la malcelata voglia di non lasciare spazio agli altri personaggi, si perde molto dell’interessante rapporto tra maestro e allievo (che non va mai più in là di una sorta di Batman e Robin da Asia minore), così come non convince mai fino in fondo quel rapporto d’amore che "cambia" l’animo del protagonista. Ma dopotutto: è poi importante la credibilità dei personaggi o le loro motivazioni in un film di questo genere? No, non troppo. Parliamo infatti di un action movie, e sotto l’aspetto action "Bangkok dangerous" è una pellicola sostanzialmente riuscita, con un buon tasso d’adrenalina.
L’ambientazione lagunare, nonché le tante location colorate e piene di comparse, rendono sparatorie e inseguimenti abbastanza caotiche per rimanere coinvolti, mentre le varie mosse di arti marziali richiamano quello stile da "kung fu fighting" che ha caratterizzato per decenni il cinema della vicina Hong Kong. La storia è quella che è, nessun colpo di scena e classico scenario da fantapolitica, ma come detto, è così importante? Ne esce così un film guardabile come tanti altri di Nicolas Cage, un attore tanto bravo in alcune occasioni (come quando si cimenta in storie drammatiche o in ruoli da esaltato) quanto troppo ingombrante in altre.

La frase: "Noi avevamo un accordo e l’assassinio di un politico non era nel contratto".